Giacomo Cossio / Atto Unico

Fabbrica Eos Milano

di Edoardo Pilutti

Giacomo Cossio è uno di quegli intellettuali che preconizzano un mondo senza presenza umana, magari in seguito alle crisi climatiche ed agli eventi metereologici estremi che ne derivano (desertificazioni avanzanti, uragani, alluvioni, cicloni, inondazioni, innalzamento del livello degli oceani per scioglimento dei ghiacci), o per attività umane sconsiderate come la deforestazione, o in seguito a terremoti dovuti anche ad estrazioni di gas e petrolio, o in seguito all’inquinamento accelerato (le isole di plastica galleggiante sugli oceani, plastica e microplastica che, essendo ingoiata dai pesci e cetacei, o li uccide o passa nella catena alimentare fino a noi uomini); o magari in seguito a pandemie ben più gravi di quella del Covid 19; oppure per qualche errore nella detenzione di armi atomiche o nell’uso di centrali nucleari; senza dimenticare le eruzioni vulcaniche.

Cosa c’entrano le eruzioni vulcaniche, potrebbe obiettare qualcuno. Ma è come se il nostro pianeta non ne potesse più di sopportare i soprusi della civiltà occidentale (compresa ormai quella cinese, indiana, coreana e giapponese), come se desse pesanti segni d’insofferenza anche con i terremoti e le eruzioni vulcaniche.   

La galleria milanese Fabbrica Eos ha dato visibilità a questo pensiero presentando il progetto di installazione di Giacomo Cossio “Atto unico”, a cura di Alberto Mattia Martini. “La natura risolve i problemi, l’uomo migra – è questo il pensiero alla base dell’installazione artistica di Giacomo Cossio, – l’uomo perirà e la natura si riprenderà tutto lo spazio di cui avrà bisogno. Sono affascinato e attratto da una pianta che cresce e prospera in un vaso, in uno spazio ridotto.

Mi interessa la natura quando è costretta dall’uomo e dalle sue esigenze sociali, a essere decoro o riempitivo o addirittura surrogato o feticcio”. Da queste premesse nasce l’idea della performance/istallazione Atto unico. Utilizzando smalti murali, piante e fiori da vivaio, l’artista esprime simbolicamente l’idea della reazione della natura.

L’opera è costituita da piante in vaso di varie dimensioni, raggruppate in tre nuclei nello spazio espositivo, ricoperte di un intenso colore rosa, quasi a significare la devastazione dell’inquinamento atmosferico (polveri sottili e gas nocivi per il traffico, il riscaldamento, la produzione industriale, eccetera) sul mondo vegetale.

In realtà la copertura pittorica è stata effettuata con un colore prodotto dall’azienda tedesca Biofa, ed è uno smalto murale naturale non nocivo, con una percentuale molto bassa di additivo chimico: un grammo per litro. Cossio ha scelto il color rosa per evidenziare il carattere artificiale dell’intervento, e per permettere alle piante di evidenziare la loro ricrescita verde durante i tre mesi estivi durante i quali si è svolta l’esposizione.

Lo smalto rosa è stato spruzzato sulle foglie dall’artista stesso, per mezzo di una lancia con un compressore.  Una parte dell’azione performativa ripresa in diretta a giugno, e che nel complesso è durata qualche ora, è visibile sui canali telematici della galleria Fabbrica Eos.     

Per tutto luglio e agosto la vegetazione è stata regolarmente annaffiata, e tenuta con la luce elettrica accesa in galleria, oltre a ricevere luce dalla vetrina esposta a sud sulla strada. Attraverso la vetrina della galleria anche a Ferragosto era visibile la tenace lotta delle piante per la ricrescita e la sopravvivenza: alcune ce l’hanno fatta, altre (erbe aromatiche, lattughe, cicoria) sono state sopraffatte dalla vernice e dall’aria poco ossigenata dell’ambiente chiuso.

“… Cossio vuole far entrare la vita, una porzione di contemporaneità sotto forma di natura all’interno dello spazio espositivo – dichiara Alberto Mattia Martini-… La pianta, il reale che penetra nella nostra esistenza, “si fa” arte: tuttavia essa vuole uscire dal contorno della cornice, vuole scardinare i limiti del circoscritto, della tela, a favore dell’illusione di ciò che non prevede confini.”

Conclude Martini: “… il colore e la pittura entrano in scena, per un Atto unico indefinito, senza limite e spazio, dove la vernice si traduce in nuvola di pigmento, che avvolge e coinvolge le piante, donando loro un’altra identità, senza stravolgerne o comprometterne l’integrità e la vitalità.”

Giacomo Cossio (Parma 1974) si laurea in Architettura all’Università di Ferrara. Dal 2004 espone e collabora con gallerie private e istituzioni pubbliche. Numerose le performance e le mostre personali e collettive, tra cui si ricordano: ControNatura, performance, Fori Imperiali, Roma 2020 e Santarcangelo di Romagna Festival 2020, e OvestLab, Modena 2019; Selvatico 14 Atlante dei margini, delle superfici e dei frammenti, Ecomuseo delle Erbe Palustri, Villanova di Bagnacavallo (RA) 2019; Stati di Natura, Corte Zavattini, a cura di Roberta Bertozzi, Cesena 2018. ControNatura, performance, Teatro Ferrara Off, Ferrara 2017, NonpotreiusareilverdesenoncifosseMarioSchifano, Galleria San Ludovico, a cura di Chiara Canali, Parma 2017. Un peso cubitale, doppia personale con F. Bocchini, Ala Nuova del Museo della città di Rimini, Rimini 2016.

                                                                     

Fotografie di Edoardo Pilutti      edoardo.pilutti@gmail.com

ATTO UNICO / Giacomo Cossio

Fabbrica Eos

fino al 10 settembre, ore 11 – 13 e 16 – 19

Viale Pasubio angolo via Bonnet, MILANO

www.fabbricaeos.it

Ufficio Stampa Testori Comunicazione tel. 02 4390230

Arte

2 Comments Lascia un commento

  1. Al primo sguardo colpisce il colore così gradevole dell’installazione, questo tenero rosa. Poi si impone il pensiero dell’artista e il concetto di “Atto unico”, che fa molto riflettere sul futuro del nostro pianeta. Lo smalto rosa col tempo lascia spazio al verde delle piante, che tornano a crescere…e la natura vince nonostante l’uomo.

Ciao, lascia un commento, grazie.

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