La spiritualità di ANSELM KIEFER – Accademia di Belle Arti di Brera e Biblioteca Braidense – Milano, 2020

La spiritualità di Anselm Kiefer Accademia di Belle Arti di Brera e Biblioteca Braidense a Milano 2020 di Edoardo Pilutti

Nell’Aula Magna braidense gremita da studenti, docenti, giornalisti e cultori d’arte, a tal punto che il caldo era diventato opprimente pur essendo pieno inverno, ad Anselm Kiefer, artista sperimentatore di vasta esperienza e intellettuale impegnato nel dibattito culturale contemporaneo, è stato conferito il Diploma Accademico di Secondo Livello in Comunicazione e Didattica dell’Arte dall’Accademia di Belle Arti di Brera.

   Nella tarda mattinata del 29 gennaio 2020, il Diploma Accademico Honoris Causa oltre al titolo di Socio Onorario dell’Accademia di Brera, è stato assegnato dal direttore professor Giovanni Iovane, dalla professoressa Francesca Alfano Miglietti e dal professor Federico Vercellone, docente ordinario di Estetica presso il Dipartimento di Filosofia e Scienze dell’Educazione dell’Università di Torino, il quale ha recitato la Laudatio, il discorso che spiega le motivazioni dell’attribuzione delle onorificenze.    

   Kiefer possiede e infonde nelle sue opere una complessa visione del mondo, in cui il caos viene sostituito all’ottimistico ordine estetico, dando luogo ad una visione non rassicurante e anticonvenzionale, ma riuscendo a rendere visibile l’invisibile. E poiché filosoficamente ad un’estetica corrisponde un’etica, l’etica che promana dalle opere di Kiefer dimostra la realtà delle differenze e della molteplicità, la potenza della presenza e quella dell’assenza, l’impossibilità di sfuggire ad un senso di malinconia che oscuramente pervade l’esistenza umana. 

   È opportuno citare alcune frasi pronunciate dal maestro per capire qualcosa di più della sua poetica: “Soltanto nell’arte ho fede, e senza di essa sono perduto. Non riuscirei a vivere senza  quadri, non solo perché non so fare nient’altro, perché non ho imparato nient’altro, ma per ragioni quasi ontologiche: perché diffido della realtà, pur sapendo che anche le opere d’arte sono un’illusione.” Una dichiarazione di grande umiltà, che mette in luce la grandezza di un artista ma che al tempo stesso ne evidenzia una coloritura leggermente depressiva e tendenzialmente persecutoria. Alla cerimonia in Accademia, Kiefer, col suo fisico asciutto ed atletico da postadolescente,  ha parlato in tedesco con un tono quasi sommesso, lontano da ogni ombra di trionfalismo, e, come ha fatto notare Alfano Miglietti, indossava una candida camicia bianca, come ogni coscienzioso studente nel giorno della laurea. Ma la sua camicia era completamente fuori dai pantaloni, anticonvenzionalmente spuntava sotto il grigio scuro della giacca, ovviamente senza  cravatta. Un modo di apparire serio e trasandato o casuale al tempo stesso.

   All’interno dell’Accademia, al primo piano, all’ingresso della Biblioteca Braidense è esposta una sua opera, una scultura, un libro aperto sotto a degli scaffali carichi di libri veri e antichi. Il libro di Kiefer, Under der Linden, è appoggiato aperto su un mobile in legno, una elegante cassettiera d’epoca: è fatto di piombo, un materiale pesante e schermante che, nella tradizione ebraica, simboleggia la melancolia.

 Su esso non sono scritte parole ma vi sono come delle macchie argentee d’inchiostri annacquati; come se si fosse perso il testo scritto, come se fosse dilavato da chissà quali solventi o evaporato. La scienza e la conoscenza che ci sfuggono, che inseguiamo ma che non raggiungeremo mai definitivamente, come ad esempio in medicina dove ogni tanto compaiono batteri e virus sempre più aggressivi per i quali è necessario cercare sempre nuove cure.

   Altre famose opere dell’artista tedesco, I Sette Palazzi Celesti, si trovano all’interno di un enorme capannone industriale dismesso e riqualificato in sede museale, nel quartiere Bicocca, vicino all’omonima Università milanese. Le sette torri di Kiefer sono state installate nel 2004 e da allora si stagliano contro il nero che le circonda, che pare essere sconfinato. Sul terreno ai loro piedi vi sono enigmaticamente spezzoni di vetro, cornici rotte, fiori secchi metallici, cumuli di cenere e strisce di piombo con sopra incisi dei numeri, probabile allusione alle marchiature a fuoco dei prigionieri dei campi di sterminio nazisti. Infatti Anselm  è nato l’8 marzo del 1945 in una cittadina del Baden-Wurttemberg, due mesi prima del crollo della Germania nazista.  Durante la sua infanzia parlare di Hitler era vietato, come per negare e cancellare psichicamente la tragedia del Terzo Reich. Ma Anselm, che cresce giocando con gli altri bambini tra le macerie della Seconda Guerra Mondiale, avverte la necessità di considerare sia la storia culturale che la tragedia della sua nazione. Difatti, tra gli anni Sessanta e Settanta, si imporrà all’attenzione della critica internazionale con un insieme di fotografie dal titolo “Occupazioni”, in cui, sullo sfondo di varie capitali europee occupate dall’esercito tedesco, sarà lui ad indossare la divisa militare che fu del padre, nella posa del saluto romano. Verrà accusato persino di essere un neonazista, quando il suo progetto aveva ironicamente un significato profondamente critico. nel Male”». 
          Ma torniamo ai Sette Palazzi Celesti, creati a partire dal 2000.   Illuminati da potenti fari di scena, costituiti da sbrecciati calchi in cemento di vecchi vagoni contenitori, si ergono misteriosamente verso il cielo infinito, dando la sensazione contemporaneamente anche di una ineluttabile rovina, di essere stati attraversati da una violenza innominata. Sembrano qualcosa tra i resti archeologici pericolanti di una civiltà scomparsa ed il desiderio dell’uomo di elevarsi verso la spiritualità. Fonte d’ispirazione di queste gigantesche opere è la corrente della mistica ebraica che verte sul percorso spirituale per arrivare a Dio. Caratteristica di tale viaggio iniziatico è l’oscillazione fra tensione verso il divino e  introspezione.

   I nomi di ciascuno dei Sette Palazzi celesti indicano qualcosa in più sul loro senso: Sefiroth si riferisce alle virtù possedute da Dio e usate per la creazione della materia; JH & WH contengono e sono attorniati dai frammenti dei recipienti in cui Dio ha creato la vita, trasformatisi in meteoriti: sulla loro sommità sono poste le scritte al neon JH e WH che, se unite secondo le regole della fonetica ebraica, formano la parola Jahweh,  che significa  Dio; Ararat è anche il nome del monte a cui è approdata l’Arca di Noé dopo la  devastazione del Diluvio Universale, e sulla sua cima vi è proprio un modellino dell’Arca;  Torre dei Quadri Cadenti è emblema di inesorabile distruzione; Melancholia è il simbolo dell’animo contemplativo e spaesato dell’artista stesso; Linee di Campo Magnetico, la torre più imponente alta 18 metri, caratterizzata alla base da una bobina cinematografica ammaccata e da una vecchia cinepresa polverosa, potrebbe essere un’allusione al tentativo nazista di eliminare l’immagine della cultura ebraica, o anche un riferimento all’iconoclastia bizantina e luterana, o ancora, un riferimento alla concezione  espressa dallo stesso Kiefer secondo cui “ogni opera d’arte cancella la precedente”.

Quest’imponente e monumentale opera provoca sgomento e al tempo stesso desiderio di capire, di acquisire conoscenza, di riflettere. Effettivamente nella motivazione dell’attribuzione della laurea Honoris Causa, scritta dalla direzione dell’Accademia, ad Anselm Kiefer va riconosciuta la capacità, “… tipica di ogni artista, di rendere consapevoli”. Ma il condurre alla consapevolezza è proprio anche una delle caratteristiche del lavoro psicoanalitico, si potrebbe dire del lavoro psicoterapeutico in generale, ricordando che oltre alla psicoterapia ad orientamento psicoanalitico vi è quella sistemica, quella cognitivista, quella comportamentista. In particolare, compito dell’analista è quello di rendere consapevole il soggetto del proprio mondo immaginario, delle proprie fantasie inconsce; alcuni analisti parlano precisamente del corpo del proprio fantasma, inteso come insieme strutturato delle fantasie inconsce del soggetto analizzante.

Qual è allora la differenza tra un artista ed uno psicoanalista?

Testo e foto di  Edoardo Pilutti                           edoardo.pilutti@gmail.com

Under der Linden, 2013                                                                                         

Biblioteca Braidense      via Brera, 28    MILANO

fino al 29 marzo 2020          lunedì – venerdì 9.00 – 18.15   sabato 9.00 – 13.45  (salvo chiusure straordinarie ed eventuali proroghe)                                                                                               

ARTE, di Edoardo Pilutti

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