Giancarlo Ossola
L’elegia del disordine
Galleria Marini Milano
di EDOARDO PILUTTI
Lo incontravo ogni tanto nelle gallerie d’arte milanesi, un paio di volte sono stato nel suo studio nel quartiere Isola, a ridosso della Stazione di Porta Garibaldi. Al di là dell’eleganza e della raffinatezza della sua persona, si avvertiva un’inquietudine vaga, la costante tensione tipica degli artisti, un desiderio antico di sapere, di conoscere, ma anche la consapevolezza dei limiti della possibilità di indagine dell’animo umano.

La mostra antologica presentata dalla Galleria Marini di via Appiani rende il giusto omaggio al pittore, anche con un prezioso catalogo con testo di Elena Pontiggia, intitolato appunto “Giancarlo Ossola. L’elegia del disordine”.
Nella sua presentazione critica, Elena Pontiggia analizza i vari passaggi della carriera e dello stile di Ossola, dagli esordi alla metà degli anni Cinquanta, nell’ambito di un espressionismo attento anche al mondo del realismo esistenziale, alla pratica di una pittura materica di ascendenza informale negli anni Sessanta, fino alla definizione del suo linguaggio più tipico negli anni Settanta, quando in pieno clima concettuale, rimane fedele alla pittura.
Nelle opere di quel periodo sono ancora vive le suggestioni dell’informale, ma si agitano anche reminiscenze della lezione settecentesca del genovese Alessandro Magnasco.
“Il suo non era più il groviglio informale, ma la nascita di un’immagine in cui si annidavano i principi e le potenzialità del caos. Ossola dipingeva un mondo (…) in cui ogni forma di ordinamento cedeva, se complicava, si sgretolava, spariva”.

Elena Pontiggia individua anche i collegamenti con la scultura di Giacometti e con la pittura di Bacon, e infine, negli anni 90 l’interesse per le immagini dipinte da Edward Hopper, “…per un’America immobile e metafisica, ordinata e sfuggente, quotidiana eppure stranamente incomprensibile”.
Quell’influsso così sotterraneo porta Ossola a dare maggior precisione al proprio disegno. Il suo linguaggio più tipico e più irrequieto convive così con opere in cui la struttura è più salda e l’immagine più evidente.”
Il testo di Elena Pontiggia si conclude con la citazione di una dichiarazione di poetica dell’artista stesso: “… L’immagine vuole ancora offrire un’avventura allo sguardo; Un’avventura sui generis stimolata dai moti più segreti e dall’anelito sempre inappagato e ambizioso a verità ultimative. Un racconto di come siamo oggi e non siamo mai stati prima”.
Nel catalogo sono riportate nostre critiche anche di Piero Chiara, Giorgio Soavi, Marina De Stasio e Giovanni Testori, scritte negli anni Ottanta.
Marina De Stasio evidenzia nella pittura di Ossola materiali depositanti dal tempo e dal continuo lavoro dell’inconscio, indagati nella loro verità più profonda.
Giorgio Soavi scrive che Ossola è il protagonista assoluto di una tragica ambasciata del caos, di una proliferazione che porta al disastro. “Perché egli attraversa quel disordine, quegli avanzi, con luci dorate le quali sembrano avere dentro o intorno a loro musiche gloriose, altisonanti come quelle di Wagner…”
Giovanni Testori si lascia andare ad una sorprendente intuizione delirante: “C’è aria, murmure, colore, spazio e dolore di penitenza, in questi desolati interni-esterni di Ossola. Un’aura pure kafkiana dove l’uomo è scomparso, forse incenerito e dunque ridotto a polvere (…). O forse tutti i viventi sono ammassati altrove, nascosti, occultati.”

Nei quadri di Ossola, secondo Testori, la terra è prossima a quella dei cimiteri, e le sterminate prospettive parrebbero assomigliare a interminabili file di colombari. E le luci accese qua e là, ogni tanto, sono come lampade funerarie o poveri fuochi fatui dell’uomo.
Sicuramente l’opera di Giancarlo Ossola è animata da un’intensa attività di pensiero, i titoli dei suoi quadri rimandano alla ricerca interiore, al deposito e alla sedimentazione di esperienze, affetti, conflitti psichici che solo un’autoanalisi durata decenni ha potuto trasformare in una pittura chiara e squillante.
Giancarlo Ossola (Milano, 1935-2015) dopo aver frequentato l’Accademia di Belle Arti a Brera e la Scuola Comunale di Pittura del Castello a Milano, inizia un’intensa attività espositiva in numerose gallerie italiane, ma anche in sedi estere: dal Salone Annunciata alla galleria Bergamini di Milano, dall’Emilia Romagna alla Toscana, dal Veneto alla Sicilia e alla Puglia.
A Zurigo partecipa alla collettiva Italianischer Kunstler; a Lubiana, Stoccarda e San Pietroburgo partecipa ad una collettiva itinerante curata da Claudio Cerritelli e organizzata dalla Regione Lombardia assieme all’accademia di Belle Arti di Brera.
Gli storici ed i critici che si sono occupati di lui sono stati molti, fra i quali Mario De Micheli, Raffaele De Grada, Giorgio Seveso, Marco Valsecchi, Luigi Carluccio, Claudio Rizzi, Roberto Tassi, Gian Alberto dell’Acqua, Vittorio Sereni, Giovanni Raboni, Vittorio Fagone, Arturo Carlo Quintavalle, Roberto Sanesi, Marina De Stasio, Flaminio Gualdoni, Marco Meneguzzo, Vittorio Sgarbi, Rolando Bellini, Stefano Crespi, Piero Del Giudice e Marco Goldin.

Nel 2011 ha partecipato alla 54° Biennale di Venezia.
Ha esposto in numerosi musei, fra cui la Permanente di Milano, la Villa Reale di Monza, il CSAC dell’Università di Parma, Palazzo Sarcinelli di Conegliano Veneto, l’ex Mattatoio di Roma, il Castello Sforzesco di Vigevano, la casa del Mantegna a Mantova, la Galleria Civica d’Arte Moderna di Gallarate, il Castel Ivano a Trento, il Palazzo Ducale di Gubbio, l’Università Bocconi di Milano, il Castello Aragonese di Ischia, il palazzo Sertoli di Sondrio, il museo Epper di Ascona e Locarno, il Palazzo dei Veneziani a Chieti.
fotografie di Edoardo Pilutti edoardo.pilutti@gmail.com
GIANCARLO OSSOLA. L’ELEGIA DEL DISORDINE
a cura di Elena Pontiggia
Galleria Marini
Via Andrea Appiani, 12 20121 Milano
Dal lunedì al venerdì
(sabato su appuntamento)
ore 15.30 – 18.30
galleriamarini@galleriamarini.it
tel. +39 02 36751871 – 342 7624299
Gallery












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Opere fantastiche che creano belle emozioni
Complimenti all’artista