Terry Rodgers
The Last Supper – Visions of Eternal Return
Wizard Gallery – Milano
di EDOARDO PILUTTI
È confortante vedere anche a Milano, ogni tanto, esempi di vero talento pittorico unito ad una serie di interrogativi e ricerche esistenziali, come la personale dello statunitense Terry Rodgers (Newark, New Jersey, 1947), allestita in questo periodo alla WIZARD GALLERY.
L’artista americano aveva iniziato il suo lavoro negli anni Sessanta con la fotografia, per concentrarsi in seguito sulla pittura, focalizzandosi su composizioni di tipo cinematografico in cui le persone hanno un ruolo centrale.

Partendo da varie fotografie realmente scattate, Terry Rodgers effettua una trasposizione di quelle persone sulle sue grandi tele, accostandole in modo nuovo le une alle altre, creando scene fittamente popolate da giovani ricchi impegnati in feste trasgressive, da cui trapela una scissione tra desiderio e realtà, e dove raramente la lussuria, apertamente sottintesa, riesce trionfare.
Nel creare i suoi dipinti, l’artista s’interroga e contemporaneamente propone al pubblico degli interrogativi sulla confusione e sull’insicurezza ontologica presente in tanti, per non dire in tutti i soggetti da cui è composta la società occidentale attuale.

Società governata dalla spesso fallimentare ricerca della felicità, dal godimento temporaneo e dal piacere; dall’edonismo che potrebbe sconfinare nella blanda perversione, dall’ebbrezza della voluttà. Il senso della vita, ecco, quale sia il senso della vita è la domanda che le opere di Rodgers pongono a tutti.
Nel monumentale dipinto The Last Supper – Visions of Eternal Return, la scena evangelica dell’ultima cena di Gesù, resa celeberrima dalla pittura muraria di Leonardo da Vinci (che si trova, guarda caso, a poche centinaia di metri dalla Wizard Gallery) invece degli apostoli troviamo giovani uomini e giovani donne in abiti discinti, comunque di alta moda, i cui corpi sono agghindati da pregevoli monili; tali giovani appaiono come pronti a consumare chissà quali riti orgiastici, ma con espressioni facciali interpretabili come dubbiose, perplesse, annoiate, se non disgustate e presàghe di un tradimento, probabilmente del tradimento di sé stessi, della propria umanità, delle proprie potenzialità creative e sociali.

Sul lungo tavolo vi sono bottiglie di vini e liquori di grande pregio; ai piedi del tavolo, un altro elemento straniante rispetto alla classicità: un cane da guardia dal pelo ispido e dalla barba rigida, uno schnauzer accucciato ma anche lui naturalmente imbronciato (schnauzer deriva dal tedesco schnauze, significante muso, grugno).
Se Sigmund Freud con lo studio del caso clinico “Il piccolo Hans”, aveva scoperto che la fobia per gli animali (in quel caso i cavalli che a fine Ottocento popolavano le strade di Vienna) nascondeva una tipica nevrosi edipica, possiamo oggi dire che la passione per gli animali sia un segno di sublimata perversione?

I quadri di Rodgers sono stati esposti in moltissime mostre personali e collettive sia negli Stati Uniti che in Europa, anche in vari musei fra cui: lo Stedelijk Museum-Hertogenbosch, lo Scheringa Museum of Realist Art, il Drents Museum ed il Kunsthal Rotterdam in Olanda; i musei Franz Gertsch, Kunstmuseum, Zentrum Paul Klee, ed il Burgdorf in Svizzera; i musei Kunsthalle der Hypo-Kulturstiftung, il Folkwang, il Kunsthalle Emden, ed il Kunstverein Heppenheim in Germania; il museo Kastel van Gaasbeek in Belgio; la Galerie Rudolfinum di Praga, Repubblica Ceca; il Kunsthalle Krems in Austria.
fotografie di Edoardo Pilutti
Terry Rodgers. The Last Supper
Visions of Eternal Return
Wizard Gallery
via V. Monti 32 e via A. Saffi 6,
20123 Milano Italy
11 settembre – 3 novembre 2024
milan@wizardgallery.com
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