Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea Roma/03

Collezione permanente

Time is out of Joint

di Edoardo Pilutti

Se vi sentite insoddisfatti, squinternati, incompresi, (se siete un avvocato innamorato di una vostra cliente; o un professore di una vostra studentessa universitaria; o un ginecologo di una vostra paziente; e se il vostro analista si fosse preso una vacanza) allora vale la pena di affrontare un viaggio a Roma per visitare una delle più importanti collezioni d’arte moderna in uno dei più illustri musei italiani.

Roma stessa è una città sorprendente, contemporaneamente levantina e fulcro del cattolicesimo mondiale, con il vasto centro storico avvolgente e solare anche al solstizio d’inverno.

Quando si giunge di fronte alla Galleria Nazionale, per un attimo si potrebbe avere la sensazione di essere fuori dal tempo, in un passato-presente-futuro sempre uguale; ciò potrebbe essere dovuto al silenzio di quella località, Valle Giulia, e del circostante estesissimo parco di Villa Borghese in cui il museo trova il suo sito ideale.

Potrebbe essere dovuto anche all’architettura del Palazzo delle Belle Arti, divenuto sede della Galleria Nazionale d’Arte Moderna nel 1915, quando l’Italia entrò nella Prima Guerra Mondiale; il palazzo si presenta con uno stile classicheggiante che ricorda l’impianto di un tempio greco; il portico è sostenuto da quattro coppie di colonne appaiate, con decorazioni in stile floreale. Sulla facciata vi sono dei festoni d’amore con inserti di rose, dei mascheroni e delle teste d’ariete, che addolciscono la morfologia dell’edificio e gli donano autorevolezza ed eleganza.

Ma la sensazione di trovarsi fuori dal tempo potrebbe essere favorita anche dalle sculture di Davide Rivalta (Bologna, 1974) posizionate sulla lunga scalinata che conduce al portico di accesso al museo: si tratta di alcune sculture brunite impersonificanti regali felini selvaggi, che troneggiano pacifici guardandosi attorno e fiutando l’aria, come se avessero avvertito la vostra presenza.

Probabilmente, decine di migliaia di anni fa, qui c’erano davvero dei leoni, e quindi l’opera di Rivalta tende a riattualizzare un passato remoto. Ma queste effigi possono essere “…anche simbolo e metafora dei territori inesplorati, delle terrae incognitae dell’arte, di tutto quello che c’è ancora da scoprire e di tutto quello che rimarrà segreto e custodito. Un luogo dove ospitare e abitare l’utopia, dove avere coraggio, energia, forza, dove essere sempre all’erta, vigili e pronti allo scatto…” (Cristiana Collu, direttrice della Galleria Nazionale).

I leoni di Davide Rivalta facevano parte già del primo allestimento del progetto Time is Out of joint, risalente al 2016: allora erano collocati in altri punti.

L’esposizione permanente del museo, il cui titolo cita il verso tratto da “Amleto” di William Shakespeare, “The time is out of Joint, evidenzia l’elasticità del concetto di tempo, un tempo non lineare, ma sincronico in maniera tale da poter accostare l’orinatoio o lo scolabottiglie di Duchamp a un video del Duemila.

Il titolo in inglese è traducibile come il tempo, o il mondo, è scardinato o sconnesso o fuori di sesto: quindi indica la necessità di ricomporre il mondo, di riaggiustare la natura, attraverso la ricerca artistica che in questo museo viene enfatizzata grazie a intrecci di sorprendenti relazioni tra le circa cinquecento opere dell’allestimento (fra cui van Gogh, Cezanne, Modigliani, Picasso, Casorati, Sironi, Morandi, de Chirico) dando luogo ad associazioni di idee rielaborate. Si tratta di un procedimento analogo a quello della psicoanalisi in cui il soggetto analizzante viene invitato dall’analista a parlare in base ad associazioni libere di idee pur differenti.

Ecco, quindi, che in una sala troviamo grandi stampe fotografiche di Gabriele Basilico (raffiguranti resti archeologici romani inurbati) affiancate a dipinti del primo Novecento che rappresentano templi greci in rovina.  Le rovine del passato, l’eredità culturale creata dai nostri antenati, senza la quale non potremmo creare nulla di solido e consistente.

In un altro salone, uno dei Quadri Specchianti di Michelangelo Pistoletto, carico di una misteriosa spiritualità e di una valenza straniante, è affiancato ad una scultura celeste di Ettore Spalletti.

Poco più in là è appesa alla medesima parete una sorta di piatta scultura fatta con strisce di gomma nera ed elastica, che formano una specie di rete piuttosto inquietante. Appresso, una grande stampa fotografica ritrae una ragazza sospesa in mezzo alla sua stanza luminosa, assicurata da delle funi elastiche al soffitto e alle pareti: non si sa come sia finita in quella posizione, immortalata da una fotografia all’apparenza realistica.

L’intento di Time is Out of Jointè quello di portare “… in campo una eterodossia, una disobbedienza, una sovversione così naturale…” da favorire “…uno dei momenti privilegiati in cui si ristabilisce il nostro equilibrio precario e si configura un incipit: (un inizio …) che mette fuori gioco qualsiasi certezza cronologica e attualizza una temporalità plastica che (…) dipende dunque dal nostro sguardo.” (Cristiana Collu).

fotografie di Edoardo Pilutti                 edoardo.pilutti@gmail.com

TIME IS OUTOF JOINT

Collezione permanente

dal martedì alla domenica ore 9 -19

Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea

Via delle Belle Arti, 131   00197 ROMA

lagallerianazionale.com  tel. (0039) 06 32298221

Arte Pittura scultura

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