Mario De Biasi

Fotografie 1947 – 2003

Casa dei Tre Oci   Venezia

di Edoardo Pilutti

Sapeva di essere un grande fotografo: all’inaugurazione di una sua personale al museo Centro Culturale Candiani di Venezia-Mestre, nei primi anni Duemila, dichiarò, sicuro di sé: “Un tempo, agli inizi del mestiere, talvolta avevo bisogno di ritagliare i fotogrammi in camera oscura, prima della stampa: ma oggi non sbaglio più neppure un’inquadratura…”

A Mario De Biasi (Sois, Belluno, 1923 – Milano, 2013), instancabile viaggiatore e tempestivo osservatore del mondo, è dedicata la grande retrospettiva inaugurata lo scorso maggio presso la Casa dei Tre Oci di Venezia, alla Giudecca. Una testimonianza ed un doveroso tributo ad una passione nata tra le macerie di Norimberga, nel 1944, dove era stato inviato al lavoro coatto come radiotecnico, durante l’occupazione tedesca di Milano.

Duecentocinquantasei fotografie, metà delle quali inedite e stampate all’epoca dello scatto, ripercorrono l’intera produzione del fotogiornalista, dagli esordi della sua collaborazione con la rivista Epoca fino agli ultimi ritratti e nature morte. Per la prima volta, in questa mostra, le fotografie di De Biasi vengono affiancate ai suoi disegni di soli splendenti, animali e cuori, che raccontano la poliedricità del suo intero lavoro.

L’esposizione è curata da Enrica Viganò in collaborazione con l’Archivio Mario De Biasi, organizzata da Civita Tre Venezie con Admira, e promossa dalla Fondazione di Venezia. Il percorso espositivo procede per nuclei tematici attraverso dieci ampie sezioni che si snodano lungo i tre piani del palazzo neogotico: partendo da rilevazioni antropologiche del dopoguerra negli anni Quaranta, passando per il racconto di grandi eventi storici come l’occupazione sovietica in Ungheria negli anni Cinquanta, proseguendo coi viaggi esotici, coi ritratti di personaggi potenti e famosi e di volti anonimi, con scene di vita quotidiana, sfociando poi nel concettuale e nell’astratto riguardo all’analisi di elementi naturali.

Oltre alla rassegna fotografica vengono esposti vari numeri originali della rivista Epoca, appunti, quaderni e due approfondimenti audiovisivi: l’intervista di Laura Leonelli in cui De Biasi racconta la sua esperienza di fotografo, e una proiezione di immagini, selezionata dalla figlia e responsabile dell’Archivio, Silvia De Biasi, immagini scelte dalla collana di Epoca intitolata “Le meraviglie del mondo”.

Tra i molti inediti, la Casa dei Tre Oci espone l’intera sequenza della fotografia più celebre e probabilmente più amata di De Biasi: Gli Italiani si voltano, realizzata nel 1954 per il settimanale di fotoromanzi Bolero Film e scelta da Germano Celant come immagine guida della sua mostra al Guggenheim Museum di New York, “The Italian Metamorphosis 1943-1968”. Una splendida Moira Orfei vestita di bianco, allora solo ventitreenne ma dal fisico prorompente e con una presenza teatrale, passeggia per il centro di Milano, attirando lo sguardo di un gruppo di uomini.

Ma perché questa fotografia è straordinaria? E chi era Moira Orfei?

 Nata a Codroipo, in provincia di Udine, il 21 dicembre 1931 (pressoché coetanea e corregionale di De Biasi), da una famiglia di remote origini sinti, dedita all’arte circense da diverse generazioni, si esibiva come cavallerizza già all’età di 6 anni e diventò in seguito un’abile acrobata trapezista e domatrice di belve feroci, nonché attrice cinematografica.

Nota anche per la sua personalità eccentrica ed esuberante, dovuta anche alla sua statura che raggiungeva il metro e ottanta (ereditata dal padre Riccardo che era alto un metro e novanta), Moira era carica di energia magnetica ed era un simbolo della vicinanza all’animalità, della naturalezza, della libertà esistenziale. Per questo fu conosciuta in tutto il mondo, oltre che per la sua attività di attrice in quasi cinquanta film, a partire dai primi anni Sessanta, fra cui il celebre Signore e Signori di Pietro Germi.

Nome esotico (su suggerimento del produttore cinematografico Dino De Laurentiis, poiché era stata battezzata come Miranda), cognome con un’assonanza mitologica, carnagione scura, sguardo profondo e chioma corvina, dava la sensazione di saper domare ed addestrare abilmente non solo tigri, leoni ed elefanti, ma anche gli uomini.

C’era qualcosa di ancestrale nella sua figura, qualcosa che richiamava arcaici dipinti greci rinvenuti a Tebe ed a Menfi, testimonianze di riti magici e religiosi, nei quali spesso una dea era associata ad un animale. 

Ora, la psicoanalisi classica, già con “Il caso del piccolo Hans” di Sigmund Freud avendo messo in relazione la fobia degli animali con la nevrosi, ha consentito di pensare ad una relazione fra amore per gli animali e perversione. Ovvero, l’amore per gli animali sarebbe un sintomo di perversione sublimata. La psicoanalisi contemporanea e d’avanguardia, concentrata sul soggetto, l’inconscio e le relazioni sociali, sostiene che quando la donna cede al discorso amoroso dell’uomo, è perché acconsente alla di lui connaturata perversione (s’intende perversione in dosi omeopatiche).

Lo psicoanalista francese Jack Lacan affermava che il rapporto sessuale non esiste (intendeva che non esiste la reciprocità delle sensazioni durante il coito, ma ognuno avverte qualcosa di diverso ed incomunicabile all’altro; ed anche la comunicazione fra uomo e donna si colloca vicino all’impossibile).

La donna è un sogno dell’uomo” sosteneva ancora Lacan nella conferenza sul sintomo tenutasi a Ginevra nel 1975. La donna è il sintomo dell’uomo.

Ecco che l’istantanea colta e immortalata da De Biasi accorda come in una sublime sinfonia tutti questi straordinari concetti.

Di lui scrive il direttore artistico della sede museale Casa dei Tre Oci, Denis Curti, che ne seguiva la produzione da vari decenni: “… In una piccola stanza aveva ricavato il suo studio e lì lavorava sul suo archivio fatto di stampe senza alcunché di  digitale, di disegni bellissimi (…), e ogni volta che ne guardo uno, rivedo quegli occhi chiari, svelti e sinceri che hanno avuto il privilegio di vedere le giovani Marlene Dietrich, Brigitte Bardot e Moira Orfei, così come guerre e soprusi, paesaggi esotici e terre ancora inesplorate.

Immagini di un Novecento che oggi appare lontano, ma che non smette di muovere curiosità.”

Fotografie di Edoardo Pilutti    edoardo.pilutti@gmail.com

MARIO DE BIASI. FOTOGRAFIE 1947 – 2003

fino al 9 gennaio 2022

dalle 11.00 alle 19.00, chiuso il 25 dicembre e il martedì  

Catalogo con saggi di Enrica Viganò, Denis Curti e Angelo Ponta, Marsilio Editore  

Mostre collaterali:

Venezia umana, Venezia disumana, fotografie contemporanee del Circolo Fotografico La Gondola

Dedalo, fotografie di Veronica Gaido     

tel. +39 041 2412332       info@treoci.org                                                                      

Fotografia

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