EROTICISM IN FASHION PHOTOGRAPHY
Helmut Newton
Ellen von Unwerth
Glenda Cinquegrana Art consulting Milano
di EDOARDO PILUTTI
È stata prorogata di un mese, per il grande interesse destato, questa bipersonale in una delle più importanti gallerie di fotografia milanesi, dove le stampe di Helmut Newton si coniugano con quelle di una sua ex modella ed allieva, Ellen von Unwerth.
Il tema dell’esposizione è molto delicato, addirittura scottante, visto l’eco che i mezzi di comunicazione di massa danno a nuove sensibilità e arcaiche problematiche, e quindi l’attenzione che si concentra sul non facile, e talvolta gravemente tragico e criminogeno, rapporto uomo donna.

L’erotismo femminile, la potente capacità di sedurre che hanno le donne, quando lo vogliono. E quando possono, quando sono splendide, statuarie, sensuali e seducenti, lo vogliono.
Le immagini presentate ritraggono donne da sole in pose provocanti, talvolta impudicamente sfacciate, o forse soltanto non curanti dell’esposizione del proprio corpo parzialmente o completamente nudo, come spesso le anglosassoni e le tedesche sanno essere.
Gli uomini compaiono solo in un paio di occasioni, come in un’istantanea fatta da Ellen von Unwerth, la quale aveva ordinato al suo occasionale modello, Vincent Cassel, di mordere la gamba di una sorpresa Monica Bellucci, mentre tutti si trovavano all’interno di un’automobile.
È risaputo che i popoli nordici, molto lontani da religioni oppressive come l’islamismo e il cattolicesimo tradizionalista, hanno sempre avuto un rapporto libero con il proprio corpo, senza tante repressioni. Quando spunta il sole nei parchi pubblici in Germania, non pochi si denudano completamente per beneficiarne. E soprattutto all’interno delle case, col calore di caminetti e termosifoni, alla sera giovani uomini e giovani donne amano stare nudi a chiacchierare su divani e tappeti.
Quindi Helmut Newton, per nascita tedesco e di cultura anglosassone, non ha avuto difficoltà a far spogliare completamente le sue modelle prima di ritrarle, impudiche, indomite, altere.
Ma quell’orgoglio del proprio corpo che talvolta si trasforma in carnale ostentazione, potrebbe comportare il rischio di una sottile aggressività con connotazioni, probabilmente inconsce, di un’insospettabile violenza psicologica commessa ai danni dell’essere umano maschile.

La libertà di mettere in scena le fantasie erotiche muliebri, quella leggera provocazione derivante dall’irriverente sensualità, la sicurezza e la consapevolezza del potere seduttivo della femminilità, da un lato testimoniano della nuova forza della donna contemporanea occidentale.
Ma dall’altro il fascino strabordante, anche se mitigato da un’insuperabile intelligenza affettiva e da una sensibilità data per scontata, e la potenza scaturente dall’esibizione della propria nudità a volte anche autoreferenziale e giocosamente lesbica, comportano fantasmi di sottomissione se non di umiliazione nei confronti degli uomini, o quanto meno suscitano un desiderio destinato, il più delle volte, a restare inappagato.
Donna d’altronde deriva, per contrazione, dal latino domina, padrona.
E in mostra non mancano stampe in cui si indulge scenograficamente ad un certo feticismo o ad un sadomasochismo fanciullescamente recitato.
In una fotografia tutto questo è più chiaro che in altre, laddove una ragazza nuda, che indossa soltanto calze nere velate e scarpe nere coi tacchi a spillo, giacendo su un divano stringe in mano una pistola puntata in quell’istante verso l’alto.
Viene in mente La ragazza con la pistola (1968), un indimenticabile film di Mario Monicelli, con Carlo Giuffré e Monica Vitti, la quale, per vendicarsi del disonore subito nell’essere stata rapita, sedotta ed abbandonata, parte per la Gran Bretagna, alla ricerca di colui che le fece perdere la verginità, determinata ad ucciderlo con una pistola custodita nella borsetta.

E qui si potrebbe aprire un dibattito spinoso ed interminabile, sull’acquisizione di un ruolo maschile da parte della donna contemporanea occidentale (la sete di vendetta, l’inserimento nel mondo lavorativo e professionale, come ad esempio nei corpi armati militari, un tempo riservato agli uomini) a fronte di un’acquisizione di posizione femminile da parte dell’uomo (il considerare fondamentale il rapporto d’amore, la coppia, la famiglia).
Secondo la psicoanalisi d’avanguardia sono (o meglio erano) le donne a considerare vitale il rapporto coniugale, il rapporto amoroso. Una volta erano le donne a dire: “Se mi lasci ti ammazzo”. Oggi la cronaca nera riporta tanti casi in cui sono i maschi ad uccidere le femmine per un amore interrotto, maschi (spesso dei bravi ragazzi) che quindi avevano assunto una posizione esistenziale femminile.
Già Sigmund Freud aveva evidenziato come ogni essere umano sia fondamentalmente bisessuale: la ricerca psicoanalitica ha messo in luce come nell’infanzia e nell’adolescenza, ciascun essere umano, anche inconsciamente, operi una scelta che per lo più è eterosessuale, accantonando i desideri omosessuali che comunque permangono nell’inconscio.
A proposito del sentimento dell’odio, che può dar luogo all’emozione della rabbia, ad atti violenti e volontà distruttiva, comportamenti generalmente ritenuti maschili, non dimentichiamo le parole di un grande romanziere (e Freud suggeriva di ascoltare bene i poeti e gli scrittori), Milan Kundera:
“E’ stata una fortuna immensa che le guerre le abbiano fatte finora gli uomini. Se le avessero fatte le donne, sarebbero state così coerenti nella loro crudeltà, che oggi sul globo terrestre non rimarrebbe una sola persona”.
fotografie di Edoardo Pilutti, cortesia di Glenda Cinquegrana Art Consulting
EROTICISM IN FASHION PHOTOGRAPHY
Helmut Newton, Ellen von Unwerth
Glenda Cinquegrana Art consulting
via Luigi Settembrini, 17
20124 Milano
19 settembre – 12 dicembre 2024
dal martedì al sabato
ore 15.00 – 19.00
tel. 02 49429104
Galleria presente a MIA PHOTO FAIR
Superstudio Più, via Tortona 27, Milano
dal 20 al 23 marzo
ore 11am – 8pm
Preview by invitation,
mercoledì 19 marzo 2025
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Fotografia edoardopilutti Ellen von Unwerth Glenda Cinquegrana Helmut Newton Milano
