MONTE DI PIETÀ

Un progetto di

CHRISTOPH BÜCHEL

FONDAZIONE PRADA VENEZIA 2024

di Edoardo Pilutti

Un’accumulazione così vasta di oggetti, documenti cartacei ed informatici, opere d’arte storiche e contemporanee, e artigianato, non si era mai vista.

L’artista, lo svizzero Christoph Büchel, in questa esposizione ha usato l’assemblaggio di oggetti, di idee e di dati tratti da vari archivi, come pratica espressiva; il progetto è stato così pervasivo e inesauribile da costringere la Fondazione a rinviare l’anteprima stampa mondiale di due giorni, per poterne concludere l’allestimento.

La mostra è comunque strabiliante e sorprendente e di non facile decifrazione. Già all’esterno del palazzo sul Canal Grande, tra San Stae e Rialto, alcuni enormi cartelli parrebbero promuovere non si capisce bene quale svendita: è in svendita il palazzo stesso, o dentro a Ca’ Corner c’è un’imprevista svendita di che cosa, oppure è una provocazione alla città lagunare?

Entrati a Ca’ Corner della Regina si viene assaliti da una lieve ansia claustrofobica, poiché non si può sfuggire alla curiosità d’indagare l’allestimento di incerti sottoscala e magazzini che raramente, o forse mai, erano stati aperti al pubblico.

E in quei ripostigli c’è di tutto, dagli attrezzi del giardinaggio arrugginiti a vecchi e presumibilmente guasti elettrodomestici poggiati su antichi mobili corrosi, da portiere di auto della Guardia di Finanza a sporche suppellettili di ogni genere, a polverosi sacchi di sabbia e cemento, a macerie e biciclette.

Il tutto stipato in locali simili a cantine che vanno rimpicciolendosi, e che assomigliano a misteriosi anfratti.

Il pensiero, dati i tempi di guerre, corre subito ad un’immane distruzione, ai giorni dopo una catastrofe nucleare o agli effetti di bombe, di cui si parlava in passato, capaci di polverizzare gli esseri viventi ma di risparmiare in parte gli oggetti.

La sensazione è quella di trovarsi spettatori dell’insulsaggine umana, rivelatasi tale sia nell’accumulare caterve di oggetti superflui, sia nell’aver prodotto tanta distruzione e miseria.

A partire dalla storia del palazzo settecentesco oggi sede di Fondazione Prada, che fu anche realmente sito del Monte di Pietà di Venezia dal 1834 al 1969, Christoph Büchel ha costruito una complessa e interminabile rete di elementi storici e culturali.

Originariamente dimora dei mercanti veneziani Corner di San Cassiano, Ca’ Corner della Regina fu costruita tra il 1724 ed il 1728 sulle rovine del palazzo gotico in cui nel 1454 nacque Caterina Cornaro, futura regina di Cipro. Nel 1800, l’edificio diventò proprietà di Papa Pio VII, che lo assegnò alla Congregazione dei Padri Cavanis. Dal 1834 al 1969 il palazzo ha ospitato il Monte di Pietà di Venezia. Nel 1975 era diventato sede dell’Archivio Storico della Biennale di Venezia, e dal 2011 è lo spazio espositivo veneziano della Fondazione Prada.

L’esposizione intitolata “Monte di Pietà” potrebbe essere interpretata anche come una messa in scena tendenzialmente surreale di un collezionismo becero e spietato ai danni dei meno abbienti, come un’analisi fenomenologica relativa al debito in quanto fulcro dei rapporti economici e mezzo fondamentale con cui viene imposto il potere sociale, anche nella contemporaneità.

I Monti di Pietà furono istituzioni cattoliche, nate in Italia nel XV secolo, che consentivano a chi si trovasse in difficoltà finanziarie di accedere a prestiti a basso tasso d’interesse. Come capitale utilizzavano i fondi di donatori aristocratici o di ricchi mercanti; in garanzia i debitori offrivano oggetti di valore. Ogni oggetto portava con sé una storia personale; veniva comunque contraddistinto da un tasso di interesse per ottenerne la restituzione, e da un prezzo di vendita nel caso in cui il debitore non fosse tornato a riscattarlo entro un determinato periodo.

Dopo diversi tentativi tra il XVI e il XVIII secolo, nel 1806 fu istituito a Venezia il Banco Pignoratizio Comunale. Nel 1822 fu creata la Cassa di Venezia, una banca locale aperta a tutti, che, associata al Banco Pignoratizio del Comune, poteva finanziare operazioni di prestito su pegno attraverso la raccolta di risparmi. Nel 1834 l’Istituto prese il nome di Monte di Pietà.

L’installazione immersiva di Christoph Büchel, che si articola anche nel mezzanino e al primo piano nobile di Ca’ Corner della Regina, rappresenta un banco dei pegni in fallimento, dal quale il direttore ed i funzionari, con le rispettive consorti, sono fuggiti, lasciando a metà una cena a base di pesce e molluschi, veri, di cui sono rimasti sui piatti gli avanzi odorosi.

In questo contesto è esposta anche l’opera The Diamond Maker (2020) che Büchel ha concepito come una valigia contenente diamanti realizzati in laboratorio. Quei diamanti sono il risultato di un processo fisico, con notevoli valenze simboliche, di distruzione e trasformazione dell’intero corpus di opere in possesso dell’artista, comprese quelle create nel corso della sua infanzia e giovinezza.

Sono stati prodotti da ALGORDANZA AG, un’azienda globale fondata in Svizzera nel 2004 che realizza diamanti della memoria.

Christoph Büchel (Basilea, 1966) è un artista svizzero, noto per i suoi progetti concettuali e le sue grandi installazioni. Dopo aver studiato presso l’Università di Arte e Design di Basilea (1986-1989), frequenta la Cooper Union School of Art di New York (1989-1990) e in seguito l’Accademia di Belle arti di Düsseldorf (1992-1997).

Molte delle opere di Büchel sono critiche istituzionali, mentre le complesse installazioni spingono spesso gli spettatori a partecipare a scenari fisicamente e psicologicamente impegnativi. L’artista esplora così l’instabile rapporto tra sicurezza e invasione, ponendo i visitatori nei contrapposti ruoli di vittima e guardone.

Ha ricevuto l’attenzione internazionale per alcune sue controverse installazioni.

In occasione della LVI Esposizione internazionale d’arte di Venezia del 2015, Christoph Büchel ha allestito nel padiglione nazionale dell’Islanda, ospitato presso la Chiesa dell’Abbazia della Misericordia (sconsacrata nel 1973), l’installazione The Mosque: The First Mosque in the Historic City of Venice (La Moschea: la prima moschea nel centro storico di Venezia), costituita da un vero luogo di culto per i fedeli musulmani con tanto di miḥrāb rivolto verso la Mecca, sala per le abluzioni ricavata nel presbiterio, grande tappeto e versetti coranici alle pareti. Secondo il progetto, The Mosque sarebbe dovuta rimanere aperta per sette mesi.

A seguito di denuncia presentata da un esponente locale di Forza Nuova, la polizia municipale di Venezia impose la chiusura del padiglione islandese, inizialmente per motivi di sovraffollamento (in realtà nei 13 giorni di apertura dell’installazione non vi erano mai stati mai più di 100 visitatori, controllati da una guardia giurata all’ingresso) e poi per presunte violazioni amministrative per aver creato un luogo di culto senza autorizzazione.

A tal proposito, Björg Stefánsdottír, direttrice del Centro delle Arti islandesi dichiarò che:

«Questa è una moschea, ma non è una moschea. Essa sembra vera ed è “vera”, ma non è vera. Questa è arte. Quando l’esibizione sarà finita, verrà smontata e l’installazione sarà conclusa

Alla LVIII Esposizione internazionale d’arte di Venezia del 2019, Büchel aveva esposto all’Arsenale Barca Nostra, un’imbarcazione naufragata con a bordo centinaia di migranti, un monumento commemorativo alla migrazione contemporanea e alle sue vittime.

fotografie di Edoardo Pilutti   edoardo.pilutti@gmail.com

MONTE DI PIETA’

progetto di Christoph Buchel

20 aprile – 24 novembre 2024

ore 10.00 – 18.00

chiusa il martedì

Fondazione Prada

Ca’ Corner della Regina

Santa Croce, 2215

30135 Venezia

tel+39 041 81 09 161

visit.venezia@fondazioneprada.org

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