Stranieri Ovunque
60° Biennale Arte di Venezia Arsenale
di EDOARDO PILUTTI
La 60° Esposizione Internazionale d’Arte, curata da Adriano Pedrosa, ha un titolo tratto da una serie di opere realizzate dal collettivo Claire Fontaine, un gruppo artistico femminista e concettuale fondato a Parigi nel 2004 da Fulvia Carnevale e James Thornhill (coppia italo-britannica) attualmente con sede a Palermo. Claire Fontaine è immaginata come una persona reale e i suoi fondatori si sono dichiarati suoi assistenti, anche se invece si tratta del nome di un marchio di cartoleria noto in Francia.

Il duo Claire Fontaine si dichiara “artista readymade”. Le sue opere si fondano su una pratica dell’arte neo-concettuale, spaziando dalla scultura al video, passando per la pittura e la scrittura.
L’opera di Claire Fontaine, da cui prende il titolo questa Biennale, si trova affacciata sulla Darsena Grande dell’Arsenale, appesa a soffitti che poggiano su monumentali colonnati che appaiono come sospesi sull’acqua salmastra piatta e specchiante, formando un portico surreale: è una scultura che riproduce scritte con neon di diversi colori, scritte che riportano l’espressione “Stranieri Ovunque” in moltissime lingue, espressione a sua volta ripresa dal nome di un altro collettivo, questa volta torinese, che nei primi anni Duemila combatteva il razzismo e la xenofobia in Italia. Quel collettivo si era denominato proprio “Stranieri Ovunque”.

La mostra presenta 331 artisti e gruppi vissuti o che vivono in e tra 80 paesi, inclusi Hong Kong, Palestina e Puerto Rico, a testimonianza di come gli artisti da sempre viaggino e si spostino per i più svariati motivi. L’attenzione principale della Biennale Arte 2024 è quindi rivolta a quegli artisti che sono stranieri, immigrati, espatriati, esiliati o rifugiati, in particolare a quelli che si muovono tra il sud e il nord del mondo.
Il contesto dei lavori in esposizione è un mondo pieno di crisi e di guerre che provocano il movimento di tante persone oltre i confini delle proprie nazioni, verso territori meno inospitali. Si tratta di crisi che dipendono dalle insidie presentate dal surriscaldamento globale, da conflitti di lingua, di tradizioni culturali, di religione e di nazionalità, e che a loro volta sottendono differenze e disparità di ordinamenti politici, posizione sociale, genere e sessualità.
In questo panorama l’espressione “Stranieri ovunque” assume un significato ambivalente e complesso. Innanzi tutto, ovunque si vada e ovunque ci si trovi, si incontreranno sempre degli stranieri, degli altri con usanze, abitudini e cultura diverse dalla nostra.
Ma i primi stranieri che s’incontrano siamo noi stessi, poiché ciascuno di noi è straniero a sé stesso, cioè non si conosce bene; infatti, come insegna la psicoanalisi d’avanguardia, l’altro per antonomasia, l’Altro con la A maiuscola, è l’inconscio.
L’inconscio, la parte più profonda della nostra mente e di cui non siamo consapevoli, benché strutturato come un linguaggio.
Il significante italiano “straniero”, come il suo equivalente in portoghese, in francese, e in spagnolo, è etimologicamente collegato all’altro significante “strano”.
Il significante inglese “queer”, adottato negli ultimi anni per rendere ancora più confusiva la descrizione di certi fenomeni riguardanti sessualità e stravaganti posizioni esistenziali, ha tra i suoi significati quello di “strano” e quello di “bizzarro” o “bislacco”.
Questa Biennale si articola e si concentra sulla produzione di alcuni artisti, i quali si muovono all’interno di diverse sessualità e generi; di alcuni artisti outsider, i quali stanno ai margini del mercato dell’arte; di alcuni artisti autodidatti e di alcuni artisti indigeni, spesso trattati come stranieri nella propria terra.
Opere di tali soggetti costituiscono il Nucleo Contemporaneo,esposizioneallestita alle Corderie dell’Arsenale (un’altra sezione, sempre curata da Adriano Pedrosa, si trova nel Padiglione Centrale ai Giardini).
Nella sezione presente alle Corderie dell’Arsenale vi è inoltre un Nucleo Storico che riunisce opere del Novecento provenienti dall’America Latina, dagli Stati Uniti, dall’Africa, dal Medio Oriente e dall’Asia e riguarda artisti italiani che hanno viaggiato e vissuto all’estero, costruendo oltre oceano la propria carriera, oltre che in vari paesi d’Europa.
Molti di loro si sono del tutto inseriti nelle culture locali, da un lato subendone l’influenza, ma anche contribuendo allo sviluppo di narrazioni moderniste locali.
Migranti italiani nel mondo, fra cui nomi noti come Salvatore Fiume, Domenico Gnoli, Aligi Sassu, Mario Tozzi.

Gli artisti qui rappresentati avevano lasciato l’Italia per svariate ragioni; si va dagli orientalisti che hanno prodotto visioni esotiche, agli artisti al seguito dei convogli inviati durante le brevi ma brutali imprese coloniali. Altri ancora fuggivano dal terrore fascista e dalle leggi antiebraiche, o emigravano a causa delle disastrose condizioni economiche nel periodo attorno alla Seconda Guerra Mondiale.
Le loro opere sono esposte su cavaletes de vidro di Lina Bo Bardi, visionaria architetta e progettista italiana trasferitasi in Brasile nel 1946.
Una buona parte degli artisti del Nucleo Storico è esposta per la prima volta alla Biennale, venendo così saldato un debito culturale che si aveva con loro.
Oltrepassati i ciclopici saloni delle Corderie, si aprono gli edifici delle Tese, delle Gaggiandre e delle Sale d’Armi, ove sono collocati alcuni padiglioni nazionali, tra cui quello italiano alle Tese prospicienti il Giardino delle Vergini.
Il Padiglione Italia vede protagonista l’artista toscano Massimo Bartolini (Cecina, 1962) per la cura del critico e storico dell’arte Luca Cerizza (Milano, 1969), con un progetto (al quale hanno collaborato anche alcuni musicisti e scrittori) sostenuto dal Ministero della Cultura con 800.000,00 mila euro, cui si aggiungono altri quattrocentomila euro raccolti dagli sponsor.

Due qui/To Hear è il titolo della gigantesca installazione: un’ambiguità fonetica che gioca sull’assonanza tra “Two Here” (due qui) e “To Hear” (sentire), con un accostamento volutamente disorientante, che confonde i significati e che pone interrogativi.
L’allestimento del Padiglione Italia avrebbe l’intendimento di far incontrare i visitatori nell’ascolto di suoni musicali gradevoli e rasserenanti. Ancor di più, l’intento sarebbe quello di indurre ciascuno ad ascoltare sé stesso, nel proprio profondo, ma anche quello di ascoltare l’altro, le parole dell’altro, qualora qualcuno avesse voglia di parlare. Uno strumento per diventare migliori.
Massimo Bartolini interpreta l’arte come un percorso di conoscenza e dalla fine degli anni Ottanta concentra la sua ricerca sui collegamenti tra relazioni umane e suono.
Un artista che vorrebbe o parrebbe, in qualche modo, sostituirsi, se non proprio allo psicoanalista, almeno allo psicoterapeuta cognitivista.
Sempre in tema di approfondimenti psicoanalitici sembrerebbe essere centrato anche il Padiglione dell’Albania, in cui è stato riprodotto in dimensioni reali lo studio – abitazione della pittrice Iva Lulashi.
L’artista (Albania, 1988) incarna pienamente il tema Stranieri Ovunque, essendosi trasferita in Italia a dieci anni con la famiglia; oggi vive a Milano, dopo essersi formata all’Accademia di Belle Arti di Venezia, città cosmopolita per eccellenza.

Il titolo dell’esposizione, Love as a Glass of Water, deriva dalla teoria della pensatrice e politica rivoluzionaria russa Aleksandra Kollontaj (San Pietroburgo, 1872 – Mosca, 1952), secondo cui i sentimenti amorosi e il desiderio erotico necessitano di essere soddisfatti con la spensieratezza e semplicità con cui siamo soliti bere un bicchiere d’acqua.
Le pulsioni erotiche e il desiderio, soprattutto quello femminile, sono al centro del lavoro di Iva Lulashi. I suoi dipinti sono popolati soprattutto da corpi femminili e suggeriscono situazioni collegate ad atti erotici senza mostrarli esplicitamente.
Questi dipinti sono un canto epico alla voluttà femminile, con tutto ciò che le è connesso, come la paura, la speranza, la libertà, la delusione, la potenza dell’inconscio.
fotografie di Edoardo Pilutti
edoardo.pilutti@gmail.com
Foreigners Everywhere – Stranieri Ovunque
60 ° Biennale Arte VENEZIA
Arsenale, campo della Tana, ponte dei Pensieri
20 aprile – 24 novembre 2024
Fino al 30 settembre ore 11 – 19,
dal 1 ottobre ore 10 – 18
Lunedì chiuso tranne il 22 luglio,
2 e 30 settembre, 18 novembre 2024
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