Emilio Isgrò
Ulysses
M 77 Milano
di Edoardo Pilutti
Quando negli anni Sessanta era capo redattore delle pagine culturali del popolare quotidiano Il Gazzettino di Venezia, Isgrò fu colpito dalla grafica delle cancellature dovute a correzioni redazionali sugli articoli dattiloscritti in via di pubblicazione.
Geniale la sua capacità di trasformare, negli anni seguenti, un accidente della professione giornalistica (allora c’erano solo le macchine per scrivere meccaniche, e le eventuali correzioni ai testi andavano fatte a penna o pennarello) in un inconfondibile e originale stilema artistico.

Geniale Emilio Isgrò, tanto più che nei primi anni Novanta, a Milano, un qualche funzionario della pubblica amministrazione fu arrestato per aver cancellato qualche parola col bianchetto su un certo documento. Il nostro invece è riuscito a trasformare la cancellatura in opera d’arte.
La mostra Ulysses, curata da Claire Gilman, Chief Curator del Drawing Center di New York, in collaborazione con l’Archivio Emilio Isgrò, prende il via dal piano terra della galleria M 77, dove sono raccolte alcune opere storiche fra cui colpisce la straordinaria Dichiaro di non essere Emilio Isgrò (1971), un autoritratto concettuale in sette elementi, composto da altrettanti fogli di carta sui quali i componenti della sua famiglia negano ripetutamente la sua identità o la sua esistenza, fino all’estrema affermazione del padre: “ Un figlio di nome Emilio? Mai avuto”.
Sempre in quell’anno vi fu una performance in cui lo stesso Isgrò negava di essere lui, performance di cui è esposta una fotografia.

Negazione, proprio così Sigmund Freud denominò uno dei più eclatanti meccanismi di difesa dell’Io, meccanismi psichici che hanno il compito di rimuovere nell’Inconscio gli affetti (sentimenti o emozioni) penosi. Con la negazione della realtà (sia quella esterna che quella interna al soggetto) l’Io cerca di mantenere il più a lungo possibile uno “statu quo ante” rispetto ad eventi spiacevoli ed i loro conseguenti affetti.
Coincidenza significativa, Freud paragona i meccanismi di difesa psichici alla censura di un testo, dove le parole sono cancellate al fine di deformare il contenuto originario di un messaggio, rendendolo così accettabile, non più doloroso né suscitante angoscia.
Sempre al piano terra, sulle altre pareti vi sono alcune storiche carte geografiche di terre che si affacciano sul Mare Mediterraneo e di altre contornate dall’Egeo, con tutti i nomi di paesi e città e isole cancellati a china. Inoltre, per la prima volta visibili al pubblico, vi sono gli otto volumi dell’Odissea in lingua greca antica, in cui quasi ogni parola è meticolosamente cancellata sotto una striscia nera (1968).
Otto volumi, quando il poema omerico starebbe pure contenuto in un unico volume: è come se l’artista avesse voluto dilatare le traversie dell’eroe, aumentandone la portata. A chi conosce il greco antico, le poche frasi risparmiate dalle inesorabili cancellature, risuonano come probabilmente autobiografiche.
Non è la prima volta che Emilio Isgrò si rapporta con gli eroi, le leggende e i miti dell’antichità. Nato in Sicilia, in quella che fu parte della Magna Grecia, Isgrò si è spesso confrontato con i miti e con l’arte classica greco-romana, per realizzare opere contemporanee.
Sempre a piano terra, in mezzo alla sala pende dal soffitto un singolare planetario con otto mappamondi ricoperti da cancellature che annullano ogni toponimo.

Un universo innominabile, disorientante ma esteticamente attraente.
Al primo piano si trova un’avvolgente e inedita installazione con cancellature grigie su fondo nero dipinte direttamente sulle quattro pareti, dedicate al libro Moby Dick, il capolavoro di Herman Melville, il cui protagonista capitano Achab viene sentito da Isgrò come una declinazione moderna dell’eroe omerico.
Le pagine cancellate tratte da Moby Dick fanno da quinta a tre piedistalli posti al centro della stanza, leggii che sorreggono il Canto XXVI dell’Inferno di Dante (il quale proprio lì colloca l’anima del fraudolento greco), l’Ulisse di James Joyce e il romanzo dello scrittore statunitense Melville.

L’insieme ha un’aura sacrale, anche se un po’ tetra, come per altro accade in alcuni rituali religiosi. Alle pareti troneggia minaccioso e beffardo il pittogramma della coda della balena Moby Dick.
fotografie d’insieme di Edoardo Pilutti
edoardo.pilutti@gmail.com
EMILIO ISGRÒ. Ulysses
M77 Gallery Milano
via Mecenate 77
18 novembre 2023 – 16 marzo 2024
dal martedì al sabato
ore 11.00 – 19.00
(+39) 02 84571243
Gallery












Interessante mostra
Emilio Isgrò è sempre un grande esempio di arte contemporanea i cui contenuti concettuali ci arricchiscono e ci sollecitano nella creatività e nelle considerazioni sull’arte. Amo molto questo maestro