SOGNO E REALTÀ
Museo della Permanente
Milano
a cura di Yvonne Carbonaro

Questa mostra presso la Permanente di Milano, che si compone di una collettiva a tre:
Barbagallo, Bonafè, Guzzardella
propone un ventaglio minimo ma significativo di espressioni artistiche differenti per tecnica, linguaggio, tematica e sensibilità, eppure apparentate dall’anelito di rendere manifesto, mediante il segno, il colore o i volumi, il proprio senso del vivere, il carico emotivo, la tensione interiore, le angosce e gli interrogativi della società contemporanea.
“Sogno e realtà” è il titolo, a riferimento dell’eterna dialettica tra illusione e concretezza, tra l’immaginario che positivamente conforta l’animo umano e la effettività del reale che spesso delude, come, al contrario, è talvolta l’illusorietà a causare inganni a fronte della consistenza del vero. Estetica ed etica, significante e significato nell’arte sono complementari.
Nel passato questa assolveva a funzioni encomiastiche, didascaliche, formative, oggi più che mai la sua funzione ha risvolti sociali. Se da un lato infatti il godimento dell’opera d’arte contribuisce in maniera non trascurabile alla definizione del benessere psicofisico individuale, dall’altro è proprio dell’acume percettivo, della capacità di intuizione e deduzione del singolo artista l’individuazione delle criticità della sua epoca.
Per esprimere un’opinione non superficiale in merito a ciascuno dei tre è opportuno considerarne globalmente la produzione e le istanze che momento per momento ne hanno ispirato estro e fantasia verso il pensiero divergente, individuando il punto di rottura con i conformismi raffigurativi tradizionali e la eventuale conseguente posizione di polemico distacco. Ciò significa rendersi conto delle trasformazioni e dell’evoluzione del suo lavoro nel tempo, dei nuovi e differenti indirizzi verso cui è andato orientandosi nel cercare altre dimensioni oltre quella materiale. E significa sollecitare “l’intelligenza emotiva” del fruitore verso riflessione e spirito critico nei confronti di incongruenze e impoverimento dei valori.
Orazio Barbagallo
Le opere di Orazio Barbagallo indagano sul travaglio esistenziale dell’essere umano e, riguardo alla sua produzione negli anni, lo stesso artista dichiara: “Potrei dividere il mio lavoro in tre periodi. In gioventù realizzavo figure umane con una struttura anatomica esasperata, quasi lacerata, che con il tempo ho capito rappresentare la necessità di andare oltre la materia e liberare l’anima.

In un secondo momento ho intrapreso uno studio sull’alchimia per cui nelle figure inserivo concetti e simboli che rappresentavano il processo umano per un’evoluzione spirituale.
Nell’ultimo periodo ho sintetizzato questi concetti semplificando le figure, sono temi che potrebbero sembrare banali ma nel loro significato è espresso un pensiero… il tema delle due figure vicine è la rappresentazione delle due entità che convivono nell’ uomo cioè la parte materiale e la forma spirituale, l’Ego e il Sé.”
Scultore e pittore intimista e poliedrico, nella oggettiva e potente materialità dei bronzi, della pietra, del marmo come nella più aerea allusività del bassorilievo o del disegno, imprime un sentimento di trascendenza con raffigurazioni allungate, teste e corpi snaturati dell’aspetto reale, intensamente spirituali, che rispondono al bisogno interiore di ricerca e di risposta all’eterno dilemma sul destino dell’uomo.
Figlio del ‘900, l’artista assorbe, interiorizza e rielabora con modalità assolutamente peculiari, la lezione estetica e immaginifica dei grandi maestri delle avanguardie, memori a loro volta di suggestioni etniche e ancestrali. Echi cubisti si percepiscono nella scansione geometrica dei volumi, così come elementi metafisici e surreali si evidenziano in alcune figurazioni mentre altre rimandano a Boccioni e a certi cavalli con cavaliere di Marino Marini. Rimembranze classiche affiorano nella civetta, ovvero la filosofia che secondo Hegel induce a riflettere sugli eventi accaduti, appollaiata sul ginocchio di una ipotetica Atena, mitologica dea della saggezza e dell’equità che vigila sulle sorti dell’umano consorzio, di cui apprezza e difende le qualità intellettuali opponendosi ad ogni forma di empietà.
Wally Bonafè
Wally Bonafè, artista di cui da vari anni seguo il percorso espositivo sia on line che dal vivo, tra cui la prestigiosa mostra presso il PAN (Palazzo Arti Napoli) da me curata, è autrice di ritratti a olio, oltre che acquarellista di valore per virtuosistiche scene nella nebbia di Milano, scrosci d’acqua, rappresentazioni dello splendore e della vitalità della natura.

Superando la riproducibilità naturalistica, ha quindi deciso di esplorare nuovi sentieri fino alla scoperta-invenzione dell’Arte Scopica, una sua peculiarità espressiva basata su un cromatismo cangiante che realizza con colori i cui pigmenti propongono al buio, dopo ore di esposizione alla luce diurna, una visione diversa da quella che si manifesta con la luce naturale del giorno, offrendo per ogni quadro una doppia immagine, differente per impostazione ed effetti cromatici, basata sulla luminescenza del tratto che emerge dall’oscurità in segni e spirali di suggestiva fluorescenza.
Esplosioni di colore come fuochi artificiali, girandole cromatiche, fioriture colorate in composizioni astratte che alludono comunque al mondo della natura.
Effetto cangiante e di trasformazione dell’immagine e del cromatismo in relazione alla presenza o mancanza di luce. Effetto magico che risponde a principi chimico-fisici le cui dinamiche scientifiche si sublimano in emozione ottica di grande malia.
L’approdo verso i lidi informali dell’astrattismo, anzi dell’espressionismo astratto con l’uso del colore puro mediante sue proprie tecniche, non coincidenti né con il dripping di Pollock né con gli altri maestri della Scuola di New York che tanto hanno inciso sull’arte contemporanea, l’ha condotta ad esiti non meno innovativi e liberatori.
Giacché, come dichiarava lo stesso Pollock,
“La pittura è scoperta di sé. Ognuno dipinge ciò che è”.
Durante l’Action Painting il gesto genera il segno o, in questo caso, le macchie di colore. Concentrazione mentale forte che fa emergere una poesia interiore e l’intento critico di richiamarsi, pur nella sintesi immaginifica dell’astrattismo, a talune false icone simbolo della nostra contemporaneità.
Achille Guzzardella
Achille Guzzardella espone qui lavori recenti, del 2023: una scultura di genere primitivo e quindici tele che segnano l’attuale punto di arrivo a cui è approdata la sua creatività. L’iter evolutivo appare complicato e sofferto, come si deduce dal ricco curriculum di mostre e cataloghi, oltre che di opere stabilmente collocate in edifici pubblici e quelle a tema religioso emananti profondo misticismo, e dalla successiva trasformazione delle modalità espressive.

Partendo dai ritratti a tutto tondo realizzati anni addietro a tanti importanti personaggi della nostra cultura, di cui ha colto, con sagace resa plastica, oltre ai tratti somatici, espressione e anima, e che lo collocano a giusto merito nell’alveo della migliore corrente figurativa dell’ottocento e novecento, da Medardo rosso a Gemito a Manzù, l’artista passa alle sculture degli anni successivi, via via più stilizzate, fino a giungere all’attuale estrema sintesi semplificata su tela o su carta.
Ed ecco che qui la figura risulta spogliata di tratti realistici, immateriale, transumanata, addirittura rarefatta, di una essenzialità assoluta con la sublimazione dell’immagine stessa in pochi segni fissati su litografie, incisioni, disegni con cui dichiaratamente si segna un distacco dalle odierne tendenze delle arti visive.
Atmosfere irreali, oniriche ospitano silhouettes, sagome quasi indistinte, ombre tratteggiate, allungate alla Giacometti o appena abbozzate, in un non finito che le lascia appena emergere da una campitura tenue, sfumata, la quale le assorbe fino ad ingoiarle così come tanti esseri umani vengono ingoiati dal mare, dalla violenza della guerra, dagli egoismi di un’umanità alienata.
Folle solitarie disumanizzate di fantasmi immerse in una caligine in cui la comunicazione con gli altri è interdetta, è negata, è dimenticata. La solitudine e l’incomunicabilità sono dominanti. Nel corso di questa breve e tormentata vita, in un mondo che ha perduto il senso della comunità e della solidarietà, come dice Quasimodo: Ognuno sta solo sul cuor della terra…ed è subito sera.
Ognuno sta solo sul cuor della terra… ed è subito sera.
Museo della Permanente
Sogno e realtà
Barbagallo/Bonafè/Guzzardella
Via F. Turati 34, Milano
Dal 7 al 21 marzo 2024
tutti i giorni
dalle 10.00 alle 13.00
e dalle 14.30 alle 18.00
Ingresso libero
Gallery Orazio Barbagallo
















Gallery Wally Bonafè
















Gallery Achille Guzzardella

















YVONNE CARBONARO – Scrittrice, giornalista e critico d’arte. In qualità di critico e storico d’arte, ha curato in varie città d’Italia numerose personali di valenti artisti e il relativo catalogo.
Autrice di vari saggi a tema storico, pubblicati in cartaceo e in formato ebook, tutti reperibili su Amazon. Ha composto sillogi poetiche e testi teatrali. Collabora con varie riviste culturali con recensioni di libri e spettacoli; sul magazine Albatros è titolare, da molti anni, di una rubrica fissa di viaggi.
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Bellissima mostra e grande onore di avere partecipato
Bella e interessante,soprattutto le opere gli barbagallo e di wally Bonafe
E’ stato interessante occuparsi di questi tre bravi artisti, così diversi l’uno dall’altro.
Bella iniziativa e bella mostra
Bella e interessante mostra, abbiamo avuto il piacere di apprezzarla in particolare per le opere dell’artista Achille Guzzardella.
L’artista ha voluto esprimere il malessere che sta attraversando la nostra società attraverso le sue opere esposte.
Grazie per il tempo dedicatoci.
Ho visitato la mostra, ho ammirato le opere, in particolare quelle di Wally, molto suggestive. E’ sempre un piacere per gli occhi e per l’anima osservare e vivere l’arte in tutte le sue sfaccettature.
Bellissima mostra, molto interessanti le evanescenze e le presenze nascoste nella pittorica di Guzzardella. Pasquale iannotta
Bellissima mostra e bravissimo l’artista Achille Guzzardella che riesce sempre ad essere estremamente coinvolgente con le sue opere
Bella mostra, interessante il confronto con tre artisti differenti ma con identica sensibilita’ artistica e volonta’ evocativa.
L’esposizione temporanea di Guzzardella, Bonafè e Barbagallo presso il museo della Permanente si manifesta quale esemplare celebrazione della società attuale. Ogni tela, un microcosmo di sfumature e simbolismi, invita gli osservatori in un percorso di contemplazione ed estasi estetica. L’artista Guzzardella in particolare, con sublime destrezza, trasfigura la tela in un palcoscenico di emozioni monocromatiche, offrendo un’esperienza artistica di incommensurabile valore. Un sincero plauso per una rassegna tanto imponente quanto espressiva.
Sono stata al vernissage, il giorno 7 marzo, e ne sono stata contenta. Un bell’evento, con una nutrita partecipazione, e tante nuove opere da ammirare. Tre artisti diversi tra di loro, ma moderni e interessanti, che hanno puntato su scelte cromatiche differenti, ma armonicamente omogenee tra di loro e tutte di grande effetto.
Una valida mostra quella organizzata alla Permanente. Tra le ottime opere in mostra, di valida resa quelle di Achille Guzzardella. Tenui colori ma di pregnante resa espressiva nel mondo onirico che rappresentano.
Una mostra interessante dove i tre artisti con le loro figure astratte e le sculture di pregnante segno materico risultano convinventi. Ottimi colori per il Giluzzardella.
Mostra molto interessante! ricca di opere di vari Artisti.
Complimenti… all’artista Achille Guzzardella che riesce sempre a sorprenderci con le sue opere, dotato di una profonda sensibilità, armonia e sentimento.
Grazie.
Non ho potuto partecipare alla mostra ma, vedendo le foto, non posso far altro che congratularmi con gli artisti per le loro opere meravigliose
Congratulazione! Sono bravissimi!
Luisa Fontalba
Bella mostra e molto diversa una di altra.
La mostra di Guzzardella mi ha coinvolto con tutte la sue espressioni di suoi dipinti che di vederle sembrerebbe tranquilli , ma al avvicinarsi si vede tantissime facce ed espressioni diverse al interno di tutte le sue opere, che alla volta sono tutte solitarie e questo mi da un po il senso di paura e tristezza, una società individualista.
E tutto queste senza di paura se concretizza nella forte espressione della scultura
Grazie Guzzardella per mostrarci le tue opere.
bella e interessante mostra costituita da tre distinte personalita’ enuncianti la poliedricita’ dell’arte del nostro tempo
Bellisimo!! Particolarmente il lavoro di Wally Bonafè mi piace tantissimo. I colori, i motivi e il movimento che dà ai suoi dipinti sono semplicemente incredibili. È un piacere per gli occhi!
Tre Artisti, tre modi diversi di esprimersi, ma ognuno affascinante e carico di emozioni. Bellissima mostra!
Bella e interessante galleria, ammiro Wally Bonafè, che conosco da tempo, ma ho apprezzato molto anche le opere affascinanti di Barbagallo e Guzzardella.
Un’ottima iniziativa!