Claudio Tesser

If I Could Only Remember My Name

GMR 2 Venezia-Mestre

di Edoardo Pilutti

Claudio Tesser, John Lennon e Nicola Verlato. Hanno qualcosa in comune questi tre artisti? Sì: ciascuno di loro ha sposato una donna giapponese.

Nel caso di Tesser la passione per il Giappone si estende alla sua cultura, alle sue tradizioni, alla sua religione.  Fin da adolescente Claudio si è interessato al buddismo Zen; in seguito, da studente universitario, anche all’arte orientale. Questo è evidente nella mostra in atto alla galleria GMR.2 di Mestre, sede in terraferma della veneziana galleria Michela Rizzo.

Le opere su carta appaiono come sospese alle pareti, e consistono in due tematiche apparentemente disgiunte: da un lato una rappresentazione paesaggistica attraverso un disegno quasi ostinato, dall’altro un’astrazione coloristica di acquerelli informali su carte orientali, che in molte riportano la trascrizione di un haiku.

L’haiku è un breve componimento poetico di 17 sillabe (più correttamente di 17 more ovvero unità fonologiche), ispirato dalle sensazioni dell’autore di fronte al mondo. Nell’haiku troviamo concetti cardine dell’estetica giapponese, precisamente di quella sviluppatasi in ambiente buddista: cioè la contemplazione nostalgica della bellezza agreste, sobria e imperfetta, poiché porta i segni del passare del tempo.

Abbiamo posto all’artista alcune domande.

Come mai un titolo in inglese, che poi ha un significato strano, cioè “se solo potessi ricordare il mio nome”?

(C. Tesser) “If I Could Only Remember My Name” è il titolo di un album di David Crosby, e questa frase mi ha sempre colpito per la sua dolce ambiguità che sa di spaesamento e di ironia, così ho pensato di prenderlo in prestito per questa esposizione che presenta due momenti e due modi assai diversi di approccio allo spirito giapponese.

Ci puoi precisare questi due modi molto diversi?

(C. T.) Il primo è quello dei due grandi lavori su cartoncino, in cui raffiguro a matita sia lo spettacolo sfolgorante del fogliame autunnale in un giardino, un fuoco di trasformazione; sia la delicatezza della fioritura dei ciliegi. Entrambi questi momenti stagionali portano a riflettere sul trascorrere del tempo, sull’ impermanenza delle cose e sul loro irripetibile valore. Il secondo è quello degli acquerelli su carte orientali, accompagnati da un haiku. Eppure, il focus per me è lo stesso, è nell’esplorazione di paesaggi in continua trasformazione e transizione.

Come mai tanta passione per l’haiku?

(C. T.) L’haiku è breve, immediato e sconfinato: lascia sconcertati come una tale laconicità possa recare con sé il senso dello spazio, dell’ulteriore, come possa indurre non solo alla riflessione ma anche alla compostezza e ad un atteggiamento di dignitosa apertura. Nell’haiku troviamo la leggerezza del quotidiano ma anche una profondità misteriosa e fascinosa.

Che collegamento c’è tra l’acquerello e l’haiku che gli hai messo a fianco?

(C. T.) In questi lavori non c’è alcuna intenzione di illustrare la poesia, né tantomeno di usarla come didascalia; semmai gli acquerelli rappresentano un’esplorazione rispettosa e partecipe degli haiku e del loro modo di rappresentare il mondo.

Quali studi universitari hai fatto? 

(C. T.) Mi sono laureato in Ermeneutica Filosofica presso l’università di Venezia, Ca’ Foscari, dove ho frequentato con particolare interesse i corsi di Storia dell’Arte dell’Estremo Oriente; la mia tesi aveva come titolo: “La trasgressione e l’esperienza del limite, Bataille interpreta Nietzsche”.

Ti sei occupato sempre e solo di pittura?    

(C. T.) Sarà che sono nato a Venezia e quindi il mio animo mercuriale, mobile e inafferrabile, è rimasto condizionato dall’andirivieni incessante delle maree e dalle acque alte, e dalla dispersione delle acque attraverso i canali nella laguna… E quindi anche i miei interessi si sono sempre divisi e moltiplicati: la passione per la pittura, l’incontro con il teatro, la radiofonia, la microeditoria, la lettura, la scrittura, la filosofia, la psicoanalisi e altre vie di conoscenza.

Cosa hai fatto nel teatro e nell’editoria? 

(C.T.) Per il teatro mi sono occupato di scrittura scenica, di costumi e di ambientazioni musicali anche per spettacoli rappresentati alla Biennale Teatro; ho potuto poi dedicarmi a qualche regia e performance con fotografi e poeti. In campo editoriale ora pubblicato piccoli libri d’arte in tiratura limitatissima.

Claudio Tesser ha esposto le sue opere di pittura in varie gallerie in Italia (Venezia, Mestre, Cavarzere, Viterbo, Milano) e all’estero (Parigi e Tokyo). Da segnalare l’esperienza svolta con la fondazione e l’attività del gruppo di quattro artisti “Un altro Rinascimento” negli anni Novanta. Si trattava di un insieme di giovani pittori omogeneo per stili, stili che mantenevano pure, ovviamente, un carattere personale.

Un gruppo sostenuto da due critici e storici dell’arte come Luigina Bortolatto (autrice di monografie sull’Impressionismo francese) e Toni Toniato docente e anche direttore dell’Accademia di Venezia e Presidente della Fondazione Bevilacqua La Masa, e da un’allora giovanissima curatrice e storica dell’arte come Jacqueline Ceresoli, oggi docente a Brera e all’Accademia di Palermo.

Fotografie di Edoardo Pilutti  edoardo.pilutti@gmail.com

CLAUDIO TESSER

If I Only Could Remember My Name

GMR. 2

via Torre Belfredo 49/c

30174 Venezia-Mestre

tel. 041 8391711 – 335 5443326

info@galleriamichelarizzo.net

14 dicembre 2023 -13 marzo 2024

Su appuntamento

martedì – venerdì

ore 15.30 -19.00

Gallery

acquerello Gallerie

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