Ron Mueck

Triennale Milano 2024

di Edoardo Pilutti

Le sculture dell’australiano Ron Mueck, realiste eppure misteriose, creano al visitatore sorpresa mista ad un’instabile empatia. Il percorso espositivo alla Triennale di Milano si compone di sei opere, alcune delle quali sono multiple e di dimensioni colossali.

Una sensazione enigmatica ci pervade quando entriamo al cospetto della prima scultura che prende tutta intera la prima sala: In Bed (2005) è la gigantesca rappresentazione di una donna stesa a letto, con la testa sollevata sopra i cuscini. Le dimensioni sono colossali, ma la scultura infonde un senso di delicatezza e intimità. Per qualche attimo si resta perplessi, come sospesi. La scultura provoca un effetto perturbante, come di qualcosa che parrebbe allo stesso tempo familiare e straniero, se non ostile.

Dopo qualche giorno di riflessione fluttuante e intermittente, almeno per chi è abituato ad analizzare le proprie sensazioni, le proprie emozioni ed i propri pensieri, avviene come una folgorazione: Ron Mueck è riuscito a farci tornare bambini, a farci rivedere con occhi da infanti i corpi degli adulti con le loro grandi dimensioni, e dal basso verso l’alto.

Quella donna enorme sotto alle lenzuola, con il volto assorto in chissà quali pensieri, potrebbe ricondurci a quando da piccoli poteva capitare di guardare la mamma nel suo letto senza che lei se ne accorgesse subito, o meglio ancora, a quando fantasticavamo di osservare la mamma nel proprio letto.

Nel salone seguentesi trova Mass(2017), che, con le sue dimensioni monumentali, rappresenta un’ambiziosa pietra miliare nella carriera dell’artista. Commissionata dalla National Gallery of Victoria (Melbourne, Australia) ed esposta in Europa per la prima volta, Mass è un’installazione composta da cento gigantesche sculture in resina che raffigurano dei teschi umani; la loro disposizione in mostra è stata fatta dallo stesso artista, lungo un articolato spazio espositivo. La vasta installazione offre un’esperienza coinvolgente che cattura i visitatori e li incoraggia a riflettere sull’esistenza umana.

Il titolo offre un assaggio delle differenti interpretazioni cui l’opera si presta. La parola inglese “mass” è infatti riconducibile a molteplici significati, da “mucchio disordinato” a “funzione religiosa”. L’iconologia del cranio umano è associata alla brevità della vita, sia nella storia dell’arte che nella cultura popolare. Per Mueck, “Il teschio umano è un oggetto complesso. Un’icona grafica potente, che riconosciamo immediatamente. Allo stesso tempo familiare ed esotico, il teschio disgusta e affascina contemporaneamente. È impossibile da ignorare, attrae la nostra attenzione e sollecita probabilmente l’inconscio di ciascuno.”

Woman with Sticks (2009) è un’altra opera stravagante che rappresenta una donna completamente nuda, la cui schiena è piegata per lo sforzo di trattenere fra le braccia dei rametti secchi, mentre i suoi piedi sono ancorati al suolo, creando una strana tensione dinamica. Questa statua è un esempio della pratica artistica iniziale di Mueck, che consisteva nel riprodurre meticolosamente tutti i dettagli che caratterizzano la pelle, i capelli, i peli pubici ed eventualmente i vestiti. Le dimensioni, volutamente ridotte, conferiscono alla scultura una stranezza inquietante, come se l’osservatore fronteggiasse un mondo altro, un’esemplare di una popolazione scomparsa o non ancora scoperta.

En Garde (2023) è un suggestivo e minaccioso trio di cani di quasi tre metri di altezza. Il visitatore si sente intimorito se non addirittura in pericolo di fronte a quelle tre bestie ringhiose e pronte all’attacco. Tre fiere enormi, di fronte alle quali lui ha le dimensioni di un piccolo bambino indifeso. Anche qui ci potrebbe essere un corto circuito del pensiero e della memoria, per cui potrebbero affiorare alla mente inquietanti ricordi dell’infanzia.

In mostra sono proiettati anche due filmati: Ron Mueck at Work (2013) e Three Dogs, a Pig and a Crow (2023). Si tratta di due cortometraggi del fotografo e regista francese Gautier Deblonde, le cui immagini hanno catturato l’atmosfera dello studio di Mueck, situato nell’isola di Wight, e il suo metodo di lavoro. Queste riprese cinematografiche, eseguite negli studi dell’artista e durante le installazioni delle sculture in occasione di esposizioni e presentazioni, offrono un prezioso approfondimento sulle tecniche e sulle modalità di creazione dell’artista.

Ciò che risalta è la tranquillità, la serenità quasi flemmatica del procedere dello scultore nel creare.

Nel 2005, la Fondation Cartier è stata la prima istituzione francese a ospitare una personale di Ron Mueck, dedicandogli successivamente una mostra più completa nel 2013. L’esposizione riscosse all’epoca un grande successo presso il pubblico parigino ed è stata successivamente presentata in diverse sedi istituzionali: Fundación PROA, Buenos Aires, Museu de Arte Moderno, Rio de Janeiro, Pinacoteca do Estado, San Paolo del Brasile. In seguito a queste due mostre, Fondation Cartier pour l’art contemporain ha acquisito alcune opere dell’artista.

fotografie di Edoardo Pilutti      

edoardo.pilutti@gmail.com

Gallery

RON MUECK

FoFondazione Triennale

viale Alemagna 6

20121 Milano

5 dicembre 2023 – 10 marzo 2024

martedì – domenica

ore 11.00–20.00

(ultimo ingresso ore 19.00)

biglietteria@triennale.org

tel.0272434239

museo scultura

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