ENNIO BENCINI

“Volo Libero” 2022

Nel 1982/3 mi capitò di trovare in un mercatino dell’antiquariato, un po’ di lettere del 1586. Riguardavano notifiche catastali, nulla d’importante. Le comperai, sapendo che mi sarebbero servite per future mie composizioni artistiche. L’ispirazione mi arrivò proprio nel 1986, avendole prese in mano per guardarle meglio. L’inchiostro era intenso, e la grafia di buon livello. Ne alzai una per vedere se il foglio scritto avesse avuto un sigillo in trasparenza. Quel fatto mi fece scaturire l’idea di farci un gabbiano. Simbolo della “Libertà” oltretutto con scrittura annessa. Il connubio era perfetto e così feci. I quadri si susseguivano volta per volta e i titoli pure, come: “Volo libero”; “Libero arbitrio”; “Libertà individuale”; “Libera scelta”, ecc…

Questo simbolo su nel cielo, mentre in basso del quadro a volte usavo mettere la “Sfera rossa” simbolo della “Vita”, oppure una pietra lavorata a righe diagonali, come simbolo di “Architettura”, oppure uno spartito musicale o la lettera stessa, di cui parlavo sopra. Quarant’anni di un percorso per me affascinante dove la libertà del pensiero e del comporre, mi ha reso e mi rende tuttora libero come un gabbiano.

Ennio Bencini nasce a Forlì nel 1942 da genitori toscani. Il padre, Natale Bencini, è un apprezzato pittore della tradizione post-macchiaiola. Presto la famiglia si trasferisce ad Arezzo. In Toscana avviene la sua formazione culturale.

Ha frequentato l’Istituto d’Arte di Arezzo qui riscopre la sua vera vocazione e si distingue per la sua attitudine al disegno. Nel 1962, dopo il diploma, consegue l’abilitazione all’insegnamento del disegno e della storia dell’arte nelle scuole statali. Inizia così la sua carriera divisa tra pittura e insegnamento.

II suo approccio alle arti figurative avviene sotto la guida del padre che gli permette di frequentare artisti contemporanei. “Accadeva” – scrive Ennio – “che venissero i suoi amici, pittori e scultori, tra cui Annigoni, Primo Conti Luigi Servolini (che fu mio padrino di battesimo) e questo mi metteva in uno stato di ebbrezza: in un angolino, in quel clima di familiarità, ascoltavo interessato lo svolgersi delle loro stupende e graffianti discussioni”.

Colpito dalla grandezza di Giotto e dei giotteschi e dalla spiritualità severa di Piero della Francesca compie numerose peregrinazioni in Toscana e in Umbria.

Tuttavia la grandezza antica, se da un lato lo conforta, dall’altro lo spaventa; sente con la maturità di doversi liberare dalla tradizione paterna. Alla fine degli anni Sessanta e all’inizio dei Settanta, Bencini vive un periodo di crisi, quello che dipinge non lo soddisfa e sente la necessità imprescindibile di rinnovarsi.

Ed è lo stesso artista a raccontare come riuscì a superare quel disagio profondo: “Un giorno, mentre all’isola d’Elba passeggiavo sulla riva del mare, m’imbattei in un elemento a me del tutto nuovo: una spiaggia di sabbia nera, piena di vita per i luccichi ch’emanava. Una folgorazione e forse una rivelazione! Mi ci tuffai diventando io stesso nero e brillante. Prima di andarmene, ne raccolsi qualche manciata per non sentirne il distacco. La tenni gelosamente nel mio studio, finché un giorno questa sabbia mi si rivelò nella sua pienezza enigmatica: diventò colore espressivo e mi fece scoprire il fascino dell’invenzione…”.

Nel 1972, dalla Toscana si trasferisce a Milano; in tale contesto si attua la trasformazione radicale della sua arte. Per una sorta di riflusso, a Milano, lontano dall’amata Toscana, Bencini riscopre, nelle forme nuove del suo linguaggio artistico e “tra pietre serenepergamene, tabernacoli, corna di buoi maremmani, contenitori di sabbie di ogni colore… ho finalmente dato sfogo al mio modo di fare”, scrive ancora Bencini nelle sue note biografiche.

E’ una maniera di fare arte a lui congeniale, senza eccessi d’ intellettualismo e, soprattutto, di pittura descrittiva sul piano letterario a vantaggio di un’arte essenziale e perfino povera nella riduzione a schemi formali di geometria piana; nel recupero di schemi arcaici Bencini riscopre il senso di uno stupore primigenio di grande pregnanza espressiva.

Negli anni Ottanta e sino ai nostri giorni l’arte di Bencini si manifesta appieno nell’esaltazione di una magia degli elementi rituali che sono il segno di un’arte simbolica, tutta personale e rara nel panorama artistico contemporaneo in Italia.

L’artista vive e lavora a Bellusco (Monza Brianza), dove ha casa e studio e continua l’attività di pittore.

Prof. Marco Lorandi – (BG)

Arte Pittura

4 Comments Lascia un commento

Ciao, lascia un commento, grazie.