CARLO BRENNA

“E ti cerco”

Temù 7-15 Agosto 2021

“…la Donna, è Colei per la quale smetto di morire ogni volta che La vivo…”

Carlo Brenna: TACCUINO DI UNA VITA

Chi è Carlo Brenna, artista milanese, pittore e scultore, che si esprime principalmente attraverso l’antica tecnica murale dell’Affresco, attraverso le sue parole:

“Nacqui a Milano il giorno 11 febbraio del 1935 in corso di Porta Ticinese n. 18 e le Colonne di San Lorenzo con il monumento a Costantino, sono stati i miei primi paesaggi del cuore. Milano è anche la città della mia formazione artistica: ho frequentato l’accademia di Brera ed in seguito mi sono diplomato all’Umanitaria come perito grafico”.

Nel 1968, dopo anni votati alla grafica, la mia radicale scelta di dedicarmi completamente al mondo dell’arte con particolare predilezione ed attenzione alla tecnica dell’affresco e della scultura.

Ho esposto in numerose personali in Italia ed all’estero. Tutt’ora la mia attività artistica è proiettata verso quel desiderio di assoluto facendo mio il pensiero metafisico di Cartesio ‘cogito, ergo sum’.

La parola pensiero può designare tanto l’insieme dei fatti psichici nel loro complesso, quanto, più specificatamente l’attività della ragione e dell’intelletto in quanto distinta da quella dei sensi e della volontà. Ora, la mia ricerca nell’arte figurativa, è quella di dare forma alla percezione sensoriale, cercando di scoprire ciò che c’è oltre il pensiero dell’uomo e fra l’uomo ed il pensiero.

Ogni soggetto di una mia opera propone dei simboli, dei codici, delle chiavi d’ingresso al mio mondo Interiore.

“La mia vita è nella mia arte e l’arte è tutta la mia vita. Tuttavia le tappe più significative degli anni trascorsi, le ho raccontate in un taccuino, il mio taccuino, da sfogliare insieme a Voi.”

“Siamo In una fredda Milano d’altri tempi, di fronte alle colonne di San Lorenzo, dove l’undici febbraio vidi la luce.

La casa dei Brenna si trovava in Corso Ticinese n.18, di fronte alla basilica di San Lorenzo, con il monumento a Costantino e le stupende colonne romane (colonne che mi seguiranno, successivamente, nella mia arte).

Un’ infanzia non facile, movimentata e complicata, la mia: i bombardamenti di Milano, le incursioni aeree ed il forzato trasferimento di tutta la famiglia, sfollata, ad Intra sul lago Maggiore. I ricordi primi sono lontani ed offuscati e con fatica la mia memoria indietreggia mettendo a fuoco alcune basilari immagini:

il terrazzo assolato con gli oleandri rossi in fiore che mia nonna essiccava per poi, dopo averli polverizzati, aspirarli dal naso contro il raffreddore.

La nonna dunque, e il suo altare in casa e le  occasionali celebrazioni liturgiche: nella grande famiglia, infatti, si erano votati a Dio tre gesuiti e tre monache.

Dal terrazzo vedevo il sagrato della chiesa e mi affascinava, come ancora adesso, il cielo con le nuvole ed il volo delle rondini.

La guerra, i bombardamenti, i rifugi antiaereo, ed io, travestito da figlio della lupa, di sabato, alle adunate fasciste.

Ad Intra trovammo dimora in una accogliente casa che chiamammo Villa Solitudine, immersa nel verde e situata in una posizione strategica per i partigiani che saltuariamente ci occupavano il giardino per sparare al ‘ponte dei tedeschi’, posto in fondo alla collina.

Ancora la mia mente risuona delle musiche dello zio pianista e compositore Achille Ballini Branca ed i vocalizi delle sue allieve.

Fu così che la mia fanciullezza trascorse pervasa, senza che me ne accorgessi, dal mondo dell’arte.

Lo spavento della guerra, non riuscì a demolire gli interessi culturali che tutta la mia famiglia coltivava, e quindi sono grato ai musicisti, scrittori e pittori amici di mio zio, che frequentando Villa Solitudine, resero il boccone della guerra meno amaro, con mio padre tipografo, pendolare tra Milano ed Intra, che per hobby dipingeva e suonava il mandolino, e mia madre che pur amante del ballo, ora si doveva occupare del lavoro nella fabbrica di medicinali e della gestione non facile della casa.

Un altro piccolo ricordo mi affiora: alle elementari di Intra, assistevo dalle persiane socchiuse, al rito della ‘svestizione’ delle suore di Maria Ausiliatrice.

Ricordo ancora le prime ingiustizie sociali, le bacchettate sulle mani e il trattamento per noi poveri bambini con gli zoccoli, così diverso da quello riservato agli alunni appartenenti a famiglie più facoltose… la calzatura faceva la differenza …

Le scuole medie presso i Salesiani e gli esercizi spirituali che deformando la realtà mi ‘riducevano a nullità’… e poi l’iscrizione agli scout, che gioia e desiderio di libertà…

Negli anni cinquanta il ritorno nella mia amata Milano, ma non più davanti alle colonne di San Lorenzo, ahimé la casa dei Brenna era stata bombardata e resa completamente inagibile.

Cominciarono gli anni duri, di approfondimento della mia vita, dedicati anche al lavoro da uno zio cartellonista, per mantenermi agli studi artistici che nel contempo decisi di intraprendere.

In Milano, ho frequentato il liceo artistico e l’accademia di Brera.

Successivamente il servizio militare e poi, ancora, gli studi serali di perito grafico all’Umanitaria.

Ed il tempo trascorse veloce fino a quando, un giorno dell’anno 1968, stanco o maturo di me stesso infransi il muro delle convenzioni sociali e varcai quella soglia che timidamente ma caparbiamente mi ha introdotto nel mondo dell’arte.

Da quel giorno, mi dedicai al viaggio, al mio viaggio. Percorrendo gioie e fantasie inconsce, ancora oggi cerco di guardare per vedere quelli che non vedono, modellando il tempo senza tempo che dovrà venire. Così stimolato mi trovo ad essere forma, materia, attore e spettatore di me stesso, lasciando che la corrente interiore della materia irrompa, unendosi tumultuosamente alla culla dell’anima, fino ad essere trascinato via e trasformato in vita. Il taccuino è davvero succinto perché il vero racconto della mia vita è racchiuso nelle  metafore e nelle simbologie, chiavi di volta delle mie opere.


Verso il sapore dell’eterno
Carlo Brenna dipinge la sacralità dell’uomo e della sua dimora, dipinge la dignità della Donna nella sua scomposizione di madre e di unione carnale, Carlo Brenna rinnova l’universo delle curve con uniformi cromatismi che danno ai soggetti reali un’aria visionaria e una corale spiritualità in una continua successione di sensazioni allusive.

L’Arte di Carlo Brenna

a cura di Aldo Colonnello

Parlare di un Maestro dell’Arte Contemporanea come Carlo Brenna implica necessariamente compiere un salto a ritroso di alcuni secoli.

Ciò che colpisce nelle tele del Maestro milanese è un infinito silenzio, laddove il tempo pare fermarsi per confluire in ciò che non è convenzione,in ciò che cessa di essere un apriori ma diviene Eternità.

Le linee geometriche che scandiscono un universo popolato di figure femminili con volti metafisici ambiscono, attraverso un percorso onirico estenuato, ad approdare sulle linee dell’assoluto, del mistero ontologico che avvolge il Destino dell’uomo.

La circolarità del suo linguaggio rimanda ad una ricerca di perfezione che Brenna sente e mutua, forse inconsciamente, da atmosfere pre-socratiche.

Viene spontaneo, inoltre, accostare gli sconfinati, stupefatti silenzi delle sue tele agli sguardi atemporali, senza risposte, del più grande Maestro del secondo Rinascimento, Piero della Francesca.

Artista generoso, naturalmente votato a creare un linguaggio che rischia di far coincidere significante e significato, Carlo Brenna continua il suo cammino facendoci intravedere il raggiungimento di nuovi, emozionanti obiettivi artistici.


Ultimo Selfie
Paolo e Francesca… “amor, ch’al cor gentil ratto s’apprende, prese costui della bella persona che mi fu tolta… “, Paolo s’innamora della figura di Francesca, della sua bellezza, a dire che la fisicità dell’amore ha la stessa dignità dell’amor d’anime, vanno di pari passo, verso l’ineluttabilità del ricevere anche una sola scheggia dell’amore che si dona,” amor, ch’a nullo amato amar perdona…”, accesi nel destino che sarà, “amor condusse”… allora perchè Paolo e Francesca nei lussuriosi?… per ognuno di noi, c’è un solo Paolo, una sola Francesca, un cammino da attraversare per l’incontro, il riconoscersi, che magari nemmeno ci sarà, amare a gratis, così, senza aspettarsi nulla in contraccambio, semplicemente perchè l’altro l’altra esiste, e vedersi esplodere il cuor gentile, predisposto, immergersi nelle emozioni ed usare la ragione per non annegare, per gestire l’incontro, magari impossibile impensabile inammissibile inopportuno proibito, e morire di questo amore ogni volta che ci fa vivere, esserne condannati ogni volta che ci rende liberi… Paolo e Francesca lì stanno perchè si sono ribellati, l’uomo li ha condannati, e il poeta ne è sopraffatto, virgilio lo deve assistere, come a dire che non può esserci equilibrio, non può essere Amore, senza la coesistenza di passione memoria e ragione, chi agisce con parzialità lui sì commette colpa… le emozioni sono intelligenti…

Metafore Pittoriche

a cura di Olivieri

Che Brenna sia un poeta, nel senso più vero della parola, non occorre documentarlo : basta avere occhi per vedere e un animo sufficientemente sensibile per captare il senso profondamente metafisico delle sue “trasfigurazioni femminee “. Ma più che di trasfigurazioni, bisognerebbe parlare di “Metafore Pittoriche”, ricche di significato poetico-simbolico.

Egli non si limita ad illustrare il metamorfico mistero “dell’eterno femminino”, ma crea ogni volta un’immagine che contiene in se stessa, nella qualità della pittura e nella autonomia della forma, la ragione più vera del suo essere.


Metempsicosi
… io credo in quello che non conosco non comprendo ma esiste, e ho paura di incontrarlo un giorno, non sono pronto, ancora un po’ e sarà così per sempre, ma vivo ora, in questo tempo e in questo dove e ringrazio chi mi ama e amo, dove ogni forma di amore è vivere nell’altro più che in me… ognuno di noi dovrebbe avere questo timore, invece, spesso, capita che si abbia paura di vivere…
… non cerco la re-incarnazione, mi basta questa di vita, ci sei tu…

Il giorno che verrà
Cerchiamo, viaggiamo, tra linee che convergono verso o divergono da un punto, ed in quel punto, non c’è più distinzione tra entità, è la sorgente, il punto di sospensione attorno al quale oscilliamo cercando di sfuggire al tempo, alla Legge… vi è un solo modo, generare scoprire amare altre sorgenti… Be grateful for Whoever comes, because Each has been sent as a guide from beyond (Coldplay)

Sentieri

a cura di Sergio Tinaglia

Due sentieri per soddisfare il desiderio e l’esigenza di assoluto. Quello dell’immaginazione e quello dell’amore. Nel frattempo un turbinio estetico senza tregua nel riproporre quel suo particolare, insolito leit-motiv : la donna.

La donna in tutta la sua metafisicità, con tutte le sue molteplici sfaccettature. La donna, simbolo dell’amore inserita nel più ampio contesto di una società che le appartiene, di una architettura che è sua, nella dolce tavolozza dei sentimenti che sono la veste più appropriata del suo esistere.

E’ così che Carlo Brenna concepisce il suo modo di fare arte. Con tutta l’autonomia dell’artista sulla tela nasce l’affresco di una sua nuova era interiore. Non è sufficiente parlare di fatto estetico o di bellezza o anche di carisma, poiché la legittimazione del lavoro di questo artista sta proprio nella virtù del suo linguaggio: ogni soggetto d’ogni sua opera ci propone dei simboli, dei codici, delle chiavi d’ingresso al suo mondo interiore.

Decifrare tutto questo significa comprendere ogni sentimento e compiere quel passo in più per varcare la soglia della fantasia-realtà o della realtà-fantasia. C’è anche una rigorosa motivazione intellettuale risultato, di anni e anni di lavoro e di ricerca fino a scoprire ed offrire al fruitore quegli spazi che nascono dalla emozione.

E’ allora che tutta l’opera diviene luminosa e luminoso diviene il mondo nel quale è inserita. Nasce un’immaginazione altamente lirica che pare altalenarsi in sospensione tra la realtà di oggi e la memoria del passato. Il processo evolutivo di Carlo Brenna non rimane circoscritto nei messaggi evocati dalle sue opere, nelle rivelazioni che eventualmente propone, nella ricerca di cui tutte ne sono il risultato, c’è un qualcosa in più: una voce, un segnale, un monito forse, che propongono riflessioni sia per la loro profonda religiosità che per il fatto che possono essere anche altamente profane.

Ogni opera di Carlo Brenna è l’identità di un volto, o di una situazione od anche, senza timore di esagerare di un’epoca; è un avvincente itinerario, una esaltante carrellata che non disconosce l’assolutezza di certe immediatezze e la pacata sensualità di certe magiche armonie. Sonorità di antichi strumenti, cieli, vetrate, riflessi e colonnati, cattedrali e piazze infinite, suggestivi orizzonti che evocano città fantastiche che forse esistono veramente o che forse, esistono solo fra le righe di un pentagramma   o fra i colori di una tavolozza che appartengono alla fervida immaginazione di questo artista.

Una donazione che diffonde tutto ciò in una magata atmosfera carica di contenuti essenziali, di poesia e di una ben precisa visione che è anche istintiva percezione di valori poetici ed umani.

Nella palestra delle scuole elementari di via Adamello, il maestro milanese Carlo Brenna esporrà le sue opere dal 7 al 15 agosto. Per unire al benessere fisico delle camminate anche il benessere dell’anima attraverso la bellezza dell’arte. Temù (BS)

www.carlobrenna.it

carlobrenna@libero.it

Arte Pittura

5 Comments Lascia un commento

  1. Una mostra fantastica che mi porta a pensare alla donna come simbolo essenziale della vita. Quadri che trasmettono emozioni.e sentimenti pieni di poesia . Onorata di essere stata una tua allieva. Complimenti mestro

  2. …oggi cerco di guardare per vedere quelli che non vedono, modellando il tempo senza tempo che dovrà venire.” bellissimo questo pensiero…e interessanti e piene di vita, di storia, queste opere. Il blu presente affascina e affonda nel tempo. Opere che chiedono di fermarsi ad ascoltare. ogni elemento è una poesia a cielo aperto.
    Complimenti sentiti.

  3. Si rimane incantati da queste opere. Colonne, lunghe scalinate, archi, basiliche, templi, ci trasportano in un mondo ideale, dove vince il pensiero classico. Le innumerevoli figure femminili, quasi dee, dominano su tutto…e poi le barche, che suggeriscono l’idea del viaggio, forse a ritroso nel tempo o forse verso un futuro immaginario.

  4. Artista che vive per la sua arte per sua Ideale Dea. Un continuo viaggio estetico , filosofico.
    Molto bello . Carismatico …

Ciao, lascia un commento, grazie.

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