REN HANG, PHOTOGRAPHY Fondazione Sozzani Milano 2020

REN HANG, PHOTOGRAPHY

Fondazione Sozzani, Milano

di Edoardo Pilutti

 Il linguaggio dell’Es, quello delle pulsioni più profonde, dei desideri più autentici, ma anche delle angosce sotterranee e devastanti, si inscrive nel corpo e si scrive col corpo. La medicina occidentale non lo ha ancora capito. Lo ha intuito invece, purtroppo, una certa parte dei politici, quelli genericamente definiti  sovranisti, quelli che parlano agli elettori come se fossero un corpo unico, una massa corporea in cui il ventre è preminente, con i suoi istinti predatori, con l’anelito di una sicurezza fantasma, con il narcisismo assassino. Quella parte dei politici che usano il corpo come veicolo del loro messaggio elettorale; che usano la loro presenza fisica per farsi propaganda. 

      Il corpo è sempre stato al centro dei più interessanti progetti nella storia dell’arte, e continua ad esserlo anche nella contemporaneità: come nel caso di uno straordinario fotografo cinese, morto a soli ventinove anni nella tradizione dei grandi artisti maledetti, per di più suicida, il quale viene presentato per la prima volta a Milano, nella Galleria Carla Sozzani in corso Como 10, con oltre ottanta fra stampe, libri, riviste, video.

  Si tratta di Ren Hang, nato nel 1987 a Changchun, nella provincia di Jilin, in Manciuria, che comincia a fotografare da autodidatta fin dai primi anni del liceo. A diciassette anni si trasferisce a Pechino dove studia pubblicità. Lascia presto l’università per dedicarsi alla fotografia. Scatta con piccole macchine compatte da 35 mm, maneggevoli ed economiche, che confessa di rompere abitualmente, facendone un uso compulsivo, incessante.

      Ren ha autopubblicato quasi una ventina di libri, oggi diventati da collezione, tra cui “Ren Hang 2009-2011” (2011) e “Son of a Bitch” (2013). Nel 2016 decide di pubblicare 12 libri, uno per ogni mese, dedicati alla “sopravvivenza e all’amore”. La norvegese Edition du Lic, di Oslo è la prima casa editrice internazionale a pubblicare nel 2013 una sua monografia: “Republic”, considerata dal fotografo il suo miglior libro.  Seguono la Dienacht Publishing  di Leipzig nel 2015 con “Wild”;  la Same Paper, con “Food Issue”, (Shanghai, 2015), una delle poche editrici cinesi ; la Session Press (New York, 2016), con “Athens Love” ; la Taschen (New York, 2019) con “Ren Hang”; la Hopper & Fuchs e Stieglitz19 (Anversa, 2019)  con “Ren Hang: for my mother”.

      Nel 2010 ha ricevuto il Terna Third Annual Prize per l’arte contemporanea, col progetto “Connettivity”, esposto poi anche al Multimedia Art Museum (Mosca). Nel 2012 ha esposto presso l’Oriental Museum (Stoccolma), il CAFA Art Museum (Beijing), l’Iberia Center for Contemporary Art (Beijing). Nel 2013 ha partecipato alla mostra collettiva curata da Ai Wei Wei “Fuck Off 2” al Groninger Museum nei Paesi Bassi e alla Ostlicht, Gallery for Photography a Vienna (2015). Nel 2017, pochi mesi prima della sua morte, il Foam, Fotografiemuseum Amsterdam,gli dedica la prima grande mostra personale in Europa. Importanti retrospettive sono state al MdbK, Museum der Bildende Künste a Lipsia (2017), alla Maison Européenne de la Photographie a Parigi (2019), alla C/O Gallery di Berlino (2019), e quest’anno in Italia al Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato (2020).

     Ren Hang ha pure collaborato alle campagne pubblicitarie di vari marchi contemporanei tra i più noti. I suoi scatti di moda sono stati pubblicati dalle principali riviste internazionali come Antidote, Beauty Papers, Numéro China, Purple Fashion, Tank, FFF Zine di Sidney; alcuni numeri di tali rotocalchi sono presenti nell’esposizione alla Fondazione Sozzani, per un approfondimento specifico sul lavoro del  giovane fotografo cinese in questo ambito.

      La sua attività complessiva ha guadagnato un crescente seguito postumo e una vasta popolarità in tutto il mondo.

       La fotografia di Ren Hang è  incentrata sull’essere umano, sul corpo maschile e femminile, sulla sessualità, sulla libertà e sull’inadeguatezza del corpo: mettendone in luce, in modo spesso beffardo, la vulnerabilità e la incomunicabilità, provocando nello spettatore una sorta di iperestesia, cioè di amplificazione soggettiva dell’intensità dello stimolo visivo, con la conseguenza di far insorgere emozioni e sentimenti sottesi dall’immagine stessa. Le sue  immagini parlano della relazione fra natura e cultura. Il nudo è al centro delle sue opere poiché  è la rappresentazione più autentica dell’essere umano, della sua esistenza; è “la versione originaria delle persone” come lui affermava.

       Hang raffigura il fisico umano a volte come una forma astratta, altre volte attingendo al surrealismo o al classicismo, spesso in composizioni stravaganti e in prospettive inattese. Il tutto ha spesso un effetto dolorosamente provocatorio. Sorprendente è la ripresa di due giovani intenti ad osservare le funzioni biologiche di minzione dai propri organi genitali. A tali inquadrature talvolta sovrappone temi ben noti dell’arte occidentale, come quello di Ofelia morente nel fiume circondata da ninfee o quello di Leda e il cigno.

       Le sue opere sono state considerate (esagerando però le intenzioni del fotografo) come una forma di ribellione alla morale di un regime restrittivo, nel suo caso quello della Repubblica Popolare Cinese; ma ricordiamo che anche in Italia alcuni anni fa si è verificato un caso di censura di disegni erotici di un artista veneziano, caso di cui hanno parlato molti quotidiani (fra cui il Corriere della Sera) ed importanti periodici d’arte (da Flash Art ad Arte in).

    Ciò che intriga di più, di fronte al fenomeno Ren Hang, è il rapporto fra creatività artistica e follia. Il suicidio può essere l’esito di una psicosi depressiva ma anche di una psicosi schizofreniforme. Non ci sono altre possibilità, se non quella del suicidio involontario, accidentale, con una componente anche nevrotica o, raramente, di perversione (intesa nel senso degli psicoanalisti francesi contemporanei). 

     Ren Hang aveva un blog, “My depression”, che ha aggiornato quasi quotidianamente dal 2007 al 2016 con un diario di poesie in mandarino, pubblicate per la prima volta in inglese nel 2017 dall’editore BHKM di Hong Kong, con l’umile titolo “Word or two”, in cui si lamentava di non riuscire a liberarsi di uno stato depresssivo che lo accompagnava ovunque, come un cane fedele. Significativo il servizio eseguito nel 2015 per Tank,  trimestrale indipendente inglese, sui meandri più oscuri della mente, sugli incubi, sulle allucinazioni, sugli inganni del reale; il suo titolo era: “Horror Eats the Light and Digest it into Darkness” (L’orrore divora la luce  e la digerisce nell’oscurità).

      Resterà il dubbio se fosse stato meglio che l’artista si fosse curato con due o tre sedute settimanali di psicoterapia psicoanalitica, attenuando ed elaborando la sua sofferenza, ma forse senza riuscire a raggiungere quei livelli sublimi di creatività che ci ha donato; o se sia stato meglio così: dare al mondo delle straordinarie immagini che resteranno nella storia della fotografia, proprio grazie al suo dolore, ma trovarsi costretto a darsi la morte nel 2017.

       Va precisato che da alcuni decenni la pratica psicoanalitica si sta diffondendo anche in Cina; solo che resta appannaggio delle classi sociali più ricche, degli uomini d’affari e dei professionisti, come peraltro in Europa ed in America.

fotografie dell’allestimento di Edoardo Pilutti

REN HANG, PHOTOGRAPHY

Fondazione Sozzani

Corso Como 10          20154 Milano, Italia

13 settembre – 29 novembre 2020

ogni giorno  ore 11.00 – 20.00

biglietto ingresso euro 6,00  (ridotto a 3,00 euro dai 6 ai 26 anni)

 tel +39 02 653531   fax +39 02 29004080

 galleria@fondazionesozzani.org          www.fondazionesozzani.org

La Fondazione Sozzani è un’istituzione culturale costituita a Milano da Carla Sozzani nel 2016 per la promozione della fotografia, della cultura, della moda e delle arti. La Fondazione ha assunto il patronato della Galleria Carla Sozzani e intende proseguire il percorso dell’importante funzione pubblica che la galleria svolge da 30 anni.

Fotografia, di Edoardo Pilutti

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