Studio d’arte Cannaviello. RITRATTO DI UNA GALLERIA, Milano 2020

STUDIO D’ARTE CANNAVIELLO. MILANO. RITRATTO DI UNA GALLERIA di Edoardo Pilutti

     Fondata a Caserta nel 1968, traslocata  nel 1971 a Roma ed approdata a Milano nel 1977, la città dove poi si è stabilita (considerandola capitale dell’arte contemporanea italiana) pur cambiando quattro differenti sedi, la galleria del professor Enzo Cannaviello si identifica col nome “Studio” per sottolineare la continua ricerca culturale di elementi di novità o originalità nel campo della pittura e del disegno.  La scelta della sede definitiva era caduta su Milano in quanto questa è una città in cui un vasto pubblico segue lo svolgersi degli eventi artistici, assieme ad un gruppo di collezionisti attenti ed informati, come nelle altre grandi città europee.

     Enzo Cannaviello, 81enne d’assalto, un inizio ai tempi della contestazione giovanile, in clima sessantottino quando portava i capelli molto lunghi raccolti  in un codino, quando appunto organizzò a Capua  la mostra Ricognizione ‘68 presentata da Achille Bonito Oliva al suo debutto di curatore, oggi è uno tra i più seri ed affidabili galleristi milanesi, forte di aver esposto a Caserta Mimmo Paladino per la sua prima e seconda personale, di aver presentato a Roma la Transavanguardia, di aver scoperto artisti come Fabio Mauri e Giosetta Fioroni, oltre a Urs Lüthi, Martin Disler, Bernd Zimmer, George Baselitz, Sigmar Polke, Hermann Nitsch nell’ambito del Neoespressionismo Tedesco.

Pur lasciando spazio talvolta alle sperimentazioni, alle performance ed alla body art, lo Studio Cannaviello crede molto nella pittura, nella pura capacità tecnica pittorica e grafica in grado di supportare delle idee.

     Per questo le ultime esposizioni della stagione 2019 – 2020 hanno riguardato giovani artisti che della pittura hanno fatto un vessillo, unendo l’abilità manuale ad un linguaggio innovativo.

     A metà settembre 2019 era terminata una personale di Elena Vavaro (Castelvetrano, Trapani, 1988),  inaugurata il giugno precedente, in cui erano stati presentati i suoi acquerelli su carta realizzati negli ultimi anni. Elena Vavaro, che oggi vive e lavora a Milano, dopo aver studiato presso l’Accademia di Belle Arti di Palermo, aveva già esposto presso lo Studi Cannaviello  nel 2015, in

una bi-personale con Irene Balia,  ed aveva partecipato a varie collettive in gallerie italiane ed estere a Francavilla, Milano, Torino, Cremona, Berlino, Almaty (Kazakistan). 
     In quegli acquerelli su carta, che andavano dal piccolo al grande formato,  erano raffigurati volti  parzialmente coperti da varia e folta vegetazione; una verzura a volte inestricabile che quasi pareva avere il potere di trasformare i corpi mortali,  che spesso  si poteva soltanto presumere essere sottostanti, in forme di vita ibride ma ultraterrene. I complessi dettagli floreali e botanici andavano ad intersecarsi inestricabilmente con delle figure che pertanto assurgevano ad un livello superiore a quello dell’entità umana, entrando quasi nell’ambito della magia, dopo un percorso di introspezione psicologica.

     Aveva seguito, agli inizi dello scorso autunno,  la cinese Liqing Tan (Shenzen 1994), alla sua prima personale dopo aver studiato negli U.S.A. ( University of Bloomington, Indiana) e a Londra (Slade School of Fine Art), e dopo aver partecipato a varie collettive nella stessa Londra, in Grecia ed in un museo dell’Ecuador.

   Dai suoi dipinti di piccolo e medio formato, caratterizzati da pennellate nette e decise, trapela un senso di misteriosa intimità oltre che di freddo raccoglimento: sono spesso rappresentate schiene nude e nuche, raramente i volti, di giovani soli o in coppia, accanto a dei fiori. Una pericolosa tenerezza.

     Ancora più ricco appare il curriculum del terzo artista, Maurizio Bongiovanni (Tettnang, Germania, 1979), il quale, dopo aver frequentato l’Internazionale Sommerakademie di Salisburgo ha partecipato ad alcune residenze internazionali nel Vermont (U.S.A.), in Francia, in Cina, in Islanda ed in Spagna. Ha esposto in varie gallerie di Londra ed in fondazioni italiane e spagnole assieme ad altri fra cui Liliana Moro e Mario Airò. Ha vinto il premio Giovani Artisti Italiani nel 2012. I suoi dipinti sono stati riportati in numerose pubblicazioni.

        In questo ciclo di oli su tela esposti tra novembre 2019 e gennaio 2020, accompagnati da un testo critico di Harrison Tenzer, sono rappresentati con pennellate fluide e colori intensi, delle figure intere o dei busti di giovani dall’incerta identificazione sessuale, tipica di un’adolescenza prolungata. Sono giovani maschi e femmine che però non si sentono ancora né uomini né donne.

        Viene così trasposta in pittura, quasi genialmente, una delle definizioni, precisamente quella data dalla psicoanalisi lacaniana, della struttura di personalità nevrotica ossessiva, una delle più diffuse ai giorni nostri, in quanto ultimo baluardo nei confronti dell’ordinaria follia che continua a pervadere l’umanità. 

          Penultima artista di questa stagione, Federica Giulianini (Ravenna, 1990) vive e lavora tra la Romagna e Milano: laureatasi col massimo dei voto in Arti Visive/Pittura all’Accademia di belle Arti di Bologna, ha già iniziato una carriera di docenza accademica.

          Tra metà gennaio e i primi di marzo ha esposto una ventina di dipinti, alcuni di piccole ma altri di grandi dimensioni, in cui, con tratti di matita incisivi e campiture di colore sfumate, ha riportato impressioni concettuali provenienti dal regno vegetale e da quello animale: le sue impressioni, o vibrazioni ottiche, provenendo dallo studio dei suoi taccuini, sono ricche di una originale sensibilità poetica che si nutre anche di cultura mitologica.

         Ed infine la mostra tuttora presente in galleria, quella della tedesca Marion Fink (Lindenberg im Allgäu, 1987) che vive tra Berlino e Potsdam, la quale non ha potuto essere presente all’inaugurazione della sua prima personale italiana per le restrizioni che già ai primi di marzo costringevano mezza Europa per prevenire la pandemia dilagante causata dal Covid 19.

I lavori della Fink sono stati pensati appositamente per questa mostra in questa galleria, sono di medie e grandi dimensioni, e sono prodotti con una particolare tecnica di monotipo che li rende unici: ciascuna opera è data dall’assemblaggio di più parti, grandi frammenti dipinti a olio che vengono riportati sul foglio di carta con l’aiuto della fisicità stessa dell’artista che preme le matrici  con il peso del suo corpo. A volte  vengono completati coi pastelli a cera.

I disegni rappresentano suoi coetanei in un contesto astratto, geometricamente astratto; sono giovani che trasudano un senso di smarrimento, di spaesamento, ancora una volta alla ricerca della loro identità sociale e magari professionale.

           Testo e fotografie di Edoardo Pilutti                     edoardo.pilutti@gmail.com

Marion Fink

Another level of assumption

fino al 24 luglio 2020

Studio d’arte Cannaviello     

piazzetta Maurilio Bossi, 4     20121 Milano

www.cannaviello.net     tel. 02 84148818

ARTE, di Edoardo Pilutti Cannaviello Galleria

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