MUSEI CHIUSI E PANDEMIA

MUSEI CHIUSI E PANDEMIA di Edoardo Pilutti

   Abbiamo trascorso ormai tre mesi con musei e gallerie d’arte chiusi, per la grave emergenza sanitaria epidemica, in cui eravamo sollecitati da cascate quotidiane di dati statistici. A tal punto che frequentemente mi tornavano in mente le parole dello psichiatra e psicoanalista Carlo Viganò, il quale era solito affermare non essere la statistica una vera scienza. Mi tornava in mente anche la lezione di una  docente universitaria di psicopatologia generale, la psichiatra Grazia Vizziello, la quale metteva quasi in guardia sull’inevitabile andare verso una società sempre più ossessiva, per difesa da angosce profonde. Effettivamente la grande angoscia dell’iniziale incontrollabilità dell’epidemia soprattutto in Lombardia, spingeva i portavoce governativi a difendersi sempre più dietro barriere di cifre. 

   Quindi bisognerebbe trovare anche degli psicoanalisti che vadano in televisione per dire qualcosa d’altro, e che magari non siano sempre gli stessi, e che possano collaborare con gli specialisti medici, sia nella pratica clinica, sia nell’elaborazione teorica. Si potrebbe inoltre prendere contatti con ricercatori come  Edoardo Missoni, docente di Salute Globale e Sviluppo all’Università Milano Bicocca, in passato consulente governativo, che ha sottolineato l’opportunità  di modificare alcuni paradigmi sociali, incentivando sostenibilità, relazioni umane e lentezza.

   Ho ascoltato con attenzione in questi mesi anche i pareri degli scienziati esperti, medici specialisti: virologi, infettivologi, immunologi, epidemiologi informatici o computazionali, microbiologi, pneumologi, genetisti, ematologi, geriatri e persino geologi; cercando di cogliere qualche idea che scaturisse dalle loro varie supposizioni e constatazioni, che mi permettesse di formulare ulteriori “audaci” ipotesi, seguendo l’indicazione dello scrittore Renato Baricco, come Freud suggerì: ascoltare i romanzieri, i poeti.

   Ad esempio la virologa Ilaria Capua: “ Il Covid 19 lascerà più segni nelle nostre coscienze che nei nostri corpi”, e poi : “I microbi, pur essendo piccolissimi, hanno un impatto pazzesco sul corpo umano”. Altri scienziati: ”Il virus potrebbe far impazzire l’organismo umano e farlo coagulare…”. “ La malattia si aggrava per un eccesso di risposte delle difese immunitarie”. “Gli animali convivono da sempre con batteri e virus: ma se l’uomo va a interferire con gli ecosistemi, sgretolandoli per sfruttarne le risorse, si espone al contagio di nuovi agenti patogeni.”

   Ma torniamo al punto di vista della psicoanalisi.

Avendo la propensione per un linguaggio chiaro, per un linguaggio scientifico comprensibile a quante più persone possibile, mi sembrò illuminante la definizione che mi dette una psicoanalista, rispetto al termine Altro; mi rispose: “ L’Altro è l’Inconscio”.

   Questo virus forestiero che ha fatto il salto di specie, da una natura sfruttata e devastata dall’industrializzazione per opera delle società umane cosiddette avanzate, passando da alati mammiferi notturni e inquietanti alla specie umana, è qualcosa di nuovo, sconosciuto, estraneo, misterioso, talvolta pericoloso se non sempre mortale. Qualcosa d’Altro. E con questo Altro, questo sconosciuto, potremmo cercare un modo di coesistenza. Un po’ come ogni Soggetto s’industria a trovare un modo di coesistenza col proprio Inconscio, attraverso i sintomi, attraverso il linguaggio, le sublimazioni, i sogni.

   Questa pandemia mi è sembrata un’allegoria del rifiuto dei tempi contemporanei verso la psicoanalisi, un’allegoria del misconoscimento dell’esistenza dell’Inconscio che, scacciato dalla porta, rientra  in modo devastante dalla finestra. Non a caso nel 2014 è stato pubblicato da Einaudi il saggio “In difesa della psicoanalisi” di Argentieri, Bolognini, Di Ciaccia, Zoja. 

   Altra idea inaudita è derivata dall’uso delle parole “pazzesco” e  “impazzire” da parte dei virologi: questo nuovo virus avrebbe l’effetto di far impazzire il corpo, suscitando reazioni immunitarie spropositate, cioè difese massicce che comportano l’insorgere di sintomi gravi (la polmonite interstiziale, i trombi nei vasi sanguigni). Sembrerebbe esservi una analogia con l’insorgere della nevrosi, secondo gli studi freudiani, causata dall’uso massiccio di meccanismi psichici di difesa da parte dell’Io per mantenere nell’Inconscio il rimosso. Come il CoVid 19 attiverebbe oltremodo le difese biologiche provocando in alcuni soggetti la malattia, così le inconsce difese dell’Io, quando entrano in funzione massicciamente, producono sofferenza psichica. L’analogia tra l’insorgere della sofferenza psichica, compresa quella psicotica, e l’insorgere della malattia SARS COV 2, parrebbe delineata. Difatti in molti soggetti ( nei contagiati ma asintomatici o paucisintomatici) la malattia non si sviluppa per nulla o si manifesta con pochi sintomi tollerabili e transitori. Come avviene in chi ha portato a termine un’analisi o in rari soggetti naturalmente equilibrati. Ma il contagio puo’ avvenire egualmente, come avviene egualmente il contagio psichico tra individui di una massa che inneggi alla guerra, o sostenga comportamenti razzisti o xenofobi, che poi solo alcuni praticherebbero.

   Un genetista ha ricordato che il DNA umano proviene dai virus, si è evoluto dai virus e che il corpo umano è abitato da colonie di microbi che svolgono anche funzioni biologiche utili per lo stesso essere umano. In un certo senso i virus potrebbero essere considerati evoluzionisticamente i nostri arcaici progenitori.

   E’ stata menzionata da un medico igienista l’intelligenza di questo virus che ha l’unico scopo di riprodursi, e quindi non di far morire il corpo che lo ospita ma di conviverci. Quindi disponiamoci a trovare un modo di condivisione della nostra vita con questo nuovo microbo che ha come unica missione quella di replicarsi. 

 Edoardo Pilutti                                                     edoardo.pilutti@gmail.com 

fotografie di Edoardo Pilutti

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