MIA Photo Fair 2019

The Mall – Porta Nuova, Milano

di Edoardo Pilutti

Transenne per regolare l’enorme affluenza alla nona edizione della MIA photo fair, fiera internazionale della fotografia inaugurata giovedì 21 ed aperta fino a lunedì 25 marzo (ore 11 – 20, piazza Lina Bo Bardi, 1 , Porta Nuova, Milano).

Tanto interesse di pubblico e critica si potrebbe spiegare con il desiderio e la conseguente ricerca di bellezza che nella fotografia si riesce a trovare, bellezza che pare invece scomparsa se non addirittura bandita dall’arte contemporanea, salvo qualche eccezione. Inoltre l’immagine ha il potere di evocare situazioni, racconti e interrogativi determinati, non così vaghi ed enigmatici come accade nell’arte d’avanguardia.

E le aree di indagine dei fotografi sono fondamentalmente le medesime degli scienziati, dei filosofi, degli psicoanalisti: il pianeta Terra, il paesaggio, l’inquinamento, l’uomo, il ritratto, il corpo, i legami sociali, l’architettura, gli interni delle abitazioni, gli oggetti.

Un esempio di natura morta, che in inglese di traduce con “still life”, poiché è come se in essa si andasse a studiare gli elementi costitutivi della vita (quasi come in un esame autoptico praticato da un esperto anatomopatologo) e ciò che di tali elementi costitutivi è presente anche nelle cose, viene presentato dalla galleria SPAZIOKAPPA32 , dove sia le gigantografie che le stampe di medio formato di Marco Neri ci fanno soffermare sulla potenzialità metafisica di flaconi, recipienti e bottiglie dal sapore pittorico morandiano. Il cromatismo delicato contribuisce a creare un’aura di universalità e atemporalità che avvolge e valorizza la presenza enigmatica degli oggetti.

Anche la MADE4ART presenta due autori, Kim Dupond Holdt e Giovanna Magri, che rappresentano facciate di palazzi storici in città museali, ricercandone l’essenza metafisica.

La SPAZIOFARINI 6, con uno stand doppio, offre al pubblico un insieme di sei artefici fra cui ricordiamo Gianna Spirito per un suo fatato paesaggio orientale, probabilmente vietnamita, e Stefano Parisi per la sua ricerca sognante su paesaggi antropizzati ma desertici, di ghirriana memoria.

La bresciana Massimo Minini espone un’alternanza di riprese architettoniche della città lombarda denominata “Leonessa d’Italia”, effettuate da Gabriele Basilico e da Dan Graham, oltre a stampe che ritraggono persiane chiuse su facciate di case immerse nel sonno notturno, di Paolo Novelli.

Lo Studio Berné di Melegnano ha allestito una bipersonale di Giacomo Vanetti e Marco Moggio, per la cura di Ginger Bouvard, dove invece i soggetti sono nudi corpi di donne, o analizzati in alcuni loro movimenti o fermati su monolitici piedistalli in tutta la loro bellezza statuaria.

Il progetto che emerge di più fra i tre presentati dalla 29 ARTS IN PROGRESS è quello del francese Alain Laboile, che ha ripreso i giochi dei suoi sei figli, durante l’estate in un’isolata casa di campagna nei pressi di Bordeaux, sua usuale dimora, fra prati, stagni e altalene, nudi nella loro innocente e tenera fanciullezza.

Innocenza e purezza, oltre che amara nostalgia di una gioia mai provata, emerge dirompente da una nutrita serie di stampe di piccolo formato dell’autore Claudio Montecucco, che nel 2015 ha ripreso, su richiesta di lei, una venticinquenne giapponese in pose intime generosamente pudiche, in una stanza d’albergo: quel corpo femminile veicola sentimenti intensi e struggenti per un amore in sospeso, mai raggiunto né vissuto. Con la galleria BLANCHAERT, Montecucco espone anche medi formati in cui protagonisti sono il libro, la lettura e la lettrice, oppure la luce che sciabola magistralmente due passanti, madre e figlia ( la tipica famiglia contemporanea, dopo l’evaporazione del padre), colte di fronte alla facciata gotico-rinascimentale di una chiesa di Perugia.

Altro originale artista della Blanchaert è Giovanni Crovetto, che ha prodotto stampe di grande formato rappresentanti smisurate e cupe selve di larici e abeti, i cui colori sono però virati all’opposto della scala cromatica.

Analogo progetto centrato sulla natura è quello di Niccolò Aiazzi, presentato nell’ambito delle “Proposte MIA”, il quale ha fotografato spettacolari ghiacciai polari e d’alta montagna, che ben sappiamo come si stiano assottigliando a causa di inquinamenti chimici e termici.

Tornano ad occuparsi dello studio del corpo femminile sia la STILL, diretta da Denis Curti, che propone gustose immagini apparentemente d’altri tempi, firmate da Lady Tarin, in cui la seduttività delle pose è eclatante e meravigliosa, sia la PODBIELSKI CONTEMPORARY, con la eloquente rassegna “Il giardino delle delizie”, una preziosa immagine di Francesca Woodman, ed una notevole, scenografica e coreografica stampa di Gianluca Galtrucco, sul cui sfondo campeggia la gigantesca scritta: HOLLYWOOD.

Vi sono anche alcune gallerie in cui la fotografia viene fatta entrare nel campo dell’arte di ricerca, come presso lo stand di FABBRICA EOS in cui una curiosa installazione di Robert Gligorov ha un effetto spaesante sul visitatore, e come presso IL DIAFRAMMA in cui le stampe con inserti scultorei di Anna Maria Tulli spaziano da un’area pittorica astratta al concettuale. Tra l’altro Il Diaframma ( tel. 02 29000071 ) presenta in questi giorni presso la sua sede di via dell’Annuciata 31, una vasta collettiva sul corpo femminile, con opere di, fra gli altri, M. Ray, N. Araki, H. Newton, D. Hamilton, J. Saudek, C. Sherman, O. Toscani, e dove c’é un’immagine rara di nudo su ghiacciaio alpino, opera di un giovane artista.

Interattiva col pubblico è l’iniziativa di Settimio Benedusi, il quale nel suo stand ha approntato uno studio di posa per ritratti con tanto di macchina stampante e stampatori.

Numerose sono le gallerie straniere, fra cui colpisce la giapponese Komiyama di Tokio, dove campeggiano numerose stampe in cui il corpo femminile è immortalato costretto e disegnato da varie corde, immobilizzandolo al servizio dell’autore, proseguendo la strada aperta da Araki.

Menzioniamo ancora la greca Kourd Gallery di Atene, in cui le immagini molto grandi di corpi femminili escono dall’ombra che parzialmente li avvolge, col disegno sulla pelle di altre nere ombre proiettate da reticoli fuori campo.

Non mancano altre gallerie asiatiche (coreane e cinesi) e varie nord europee.

Nutrito e variegato il programma di conferenze e dibattiti culturali, fra cui segnaliamo quelli su ARTE & SCIENZA, uno in particolare intitolato “Neuroestetica: un confronto fra arte e metodo scientifico”, con la partecipazione dei filosofi Massimo Cacciari e Francesco Valagussa, dello psicobiologo Nicola Canessa e del medico Alberto Sanna, alle 14 di lunedì 25 marzo.

Testo e foto di Edoardo Pilutti             edoardo.pilutti@gmail.com

Fotografia, di Edoardo Pilutti

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