Gabriele Basilico ROMA

Museo Nazionale Romano Palazzo Altemps

di EDOARDO PILUTTI

L’archeologia ha un valore importantissimo, ci aiuta a conoscere gli uomini e le donne che ci hanno preceduto, contribuendo quindi a costruire un legame con il nostro passato, legame che in qualche misura fa da base alla nostra identità.

Nella Città Eterna vi è il Museo Nazionale Romano che raccoglie numerosi reperti della storia antica, museo che è suddiviso in tre sedi: Palazzo Massimo, Terme di Diocleziano e Palazzo Altemps.

Proprio in quest’ultimo, ricco di statue della classicità latina, è allestita una rassegna di stampe del fotografo milanese Gabriele Basilico, intitolata: Roma, presentata dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura, in collaborazione con il Museo Nazionale Romano – Palazzo Altemps, il MUFOCO – Museo di Fotografia Contemporanea e l’Archivio Basilico.

In occasione dell’ottantesimo anniversario della nascita di questo maestro della fotografia italiana, l’esposizione, curata da Matteo Balduzzi e Giovanna Calvenzi, presenta per la prima volta al pubblico una selezione di oltre 50 sue opere dislocate negli e dialoganti con gli spazi ed i reperti archeologici di Palazzo Altemps.

Costruito nel XV secolo per volontà di Girolamo Riario, nipote del papa Sisto IV, il palazzo inglobò una serie di edifici preesistenti di epoca medievale, di cui restano visibili nella sala d’angolo al piano terra le fondazioni di una torre risalente al XII secolo.

All’epoca tardo-quattrocentesca appartengono gli affreschi della sala in cui è esposto l’Ares Ludovisi che conserva ampi tratti di un colonnato dipinto, con gli arazzi, la piattaia e la credenza che mostra i doni di nozze di Girolamo Riario e Caterina Sforza.

Nel 1511 divenne proprietario del palazzo il cardinale di Volterra Francesco Soderini, che affidò i lavori di ampliamento prima ad Antonio da Sangallo il Vecchio e poi a Baldassarre Peruzzi, ai quali si deve la prima impostazione del cortile attorno al quale si articola l’edificio.

Divenuto nel 1523 sede diplomatica, nel 1568 il palazzo fu acquistato dal cardinale di origine austriaca Marco Sittico Altemps, nipote del papa Pio IV. In questa fase fu sostanzialmente completata la costruzione del complesso, ampliato grazie all’apporto di diversi architetti, tra cui Martino Longhi il Vecchio e suo figlio Onorio, e furono inoltre realizzati diversi cicli pittorici.

Tra gli elementi più caratteristici e rappresentativi del periodo altempsiano si segnalano l’altana panoramica, la loggia dipinta, le pitture ancora visibili nelle sale del piano nobile, il salone grande col camino, la chiesa di Sant’Aniceto con la sagrestia e la cappella di San Carlo Borromeo.

Articolato su tre ordini, il cortile accoglie tra le arcate del lato settentrionale quattro statue romane della collezione Altemps e conserva sul lato orientale una splendida fontana-ninfeo.

In occasione delle feste date nel palazzo nel corso del Settecento, quando era sede dell’ambasciatore di Francia a Roma Melchior de Polignac, il cortile era stato protetto da un velario, un telo facilmente smontabile che aveva diverse funzioni: allontanare dalle sculture e dalle facciate lo sgrondo dell’acqua piovana, riflettere e diffondere l’illuminazione artificiale notturna e perfino suggerire un riferimento al velario che il Colosseo possedeva in epoca classica a protezione degli spettatori.

Appare quindi molto opportuna la scelta di Palazzo Altemps per l’allestimento della mostra di Gabriele Basilico, del quale gli elementi fondamentali di ricerca sono la stratificazione urbana di varie epoche e di differenti stili architettonici, talvolta anche in rapporto alla figura umana.

Il centro focale dell’esposizione è costituito da 60 fogli originali di provini a contatto e da un’ampia selezione di manoscritti e dattiloscritti che Basilico ha prodotto nel corso dei 7 progetti principali (sui venti incarichi professionali ricevuti tra il 1985 e il 2011) realizzati su Roma.

Come è noto, Basilico ha sempre usato quasi esclusivamente pellicole in bianco e nero per le sue stampe fotografiche: dalla psicologia della percezione e dalla clinica si sa che l’immagine in bianco e nero è particolarmente adatta a rappresentare e sollecitare emozioni d’ansia, stati di ansia.

Il Palazzo Altemps si trova affacciato sulla piazza di Sant’Apollinare, dove, all’uscita dell’omonima chiesa dopo una lezione di musica, fu vista per l’ultima volta Emanuela Orlandi, la quindicenne figlia di un dipendente dello Stato del Vaticano, misteriosamente scomparsa nel giugno 1983 e molto probabilmente assassinata.

I motivi di quella scomparsa e di quell’efferato delitto sono ancora ignoti come pure lo sono gli autori. Uno dei più inquietanti delitti italiani irrisolti degli ultimi cinquant’anni.

E quest’inquietudine traspare ed emerge distintamente e magistralmente dal bianco e nero di Gabriele Basilico, nei suoi ritratti impeccabili di vestigia architettoniche romane, in cui gli edifici lucidi ed imponenti della modernità razionalista si coniugano agli antichi templi e ruderi, dando luogo ad una spirituale monumentalità, testimonianza di un profondo legame con Roma.

Completa il progetto espositivo la pubblicazione edita da Electa, promossa dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura, in collaborazione con il MUFOCO – Museo di Fotografia Contemporanea e con l’Archivio Gabriele Basilico, e curata da Angelo Piero Cappello, Giovanna Calvenzi e Matteo Balduzzi.

Gabriele Basilico (Milano,1944 – 2013) dopo la laurea in architettura (1973) si dedica con continuità alla fotografia. La forma e l’identità delle città e i mutamenti in atto nel paesaggio urbano sono fin dagli esordi i suoi ambiti di ricerca privilegiati.

“Milano. Ritratti di fabbriche” (1978-80) è il primo lavoro dedicato alla periferia industriale e corrisponde alla sua prima mostra in un museo (1983, Padiglione di Arte Contemporanea, Milano). Nel 1983-84 partecipa a “Viaggio in Italia”, il progetto collettivo ideato da Luigi Ghirri che diventerà il manifesto della Scuola italiana di paesaggio. Nel 1984 è invitato a far parte della Mission Photographique de la DATAR, voluta dal governo francese, e documenta le coste del nord della Francia.

Nel 1991 partecipa a un’altra missione fotografica internazionale a Beirut, alla fine della guerra durata oltre 15 anni. A Beirut tornerà ancora tre volte: nel 2003, nel 2008 e nel 2011.

Nel 1996, con Stefano Boeri, realizza un’accurata indagine sui mutamenti del paesaggio, Sezioni del paesaggio italiano, che verrà presentata alla VI Biennale di Architettura di Venezia. Basilico ha prodotto moltissimi lavori di documentazione su città in Italia e all’estero, e realizzato un ampio numero di mostre e di libri personali.

Considerato un maestro della fotografia contemporanea, ha esposto in molti Paesi e ricevuto numerosi premi e riconoscimenti. Ha inoltre intrecciato il suo costante interesse per le trasformazioni del paesaggio urbano con attività seminariali, conferenze e riflessioni scritte. Le sue opere fanno parte di importanti collezioni internazionali, pubbliche e private.

Nel 2023-2024 la città di Milano gli ha dedicato due grandi mostre, alla Triennale e a Palazzo Reale, con il titolo comune “Le mie città”.

Fotografie 1-2-3-4-5 di Edoardo Pilutti

edoardo.pilutti@gmail.com

Gabriele Basilico. Roma

a cura di Matteo Balduzzi e

Giovanna Calvenzi

12 dicembre 2024 – 04 maggio 2025

Museo Nazionale Romano

Palazzo Altemps

Roma, Piazza di S. Apollinare 46

dal martedì alla domenica

ore 9.30 – 19.00

la biglietteria chiude alle ore 18.00

http://www.archiviogabrielebasilico.it

Fotografia museo scultura

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