A tu per tu con gli artisti/5

MASSIMO SIRAGUSA

in mostra a Milano alla Other Size Gallery con

“POSTI DI LAVORO”

Intervista di Mariateresa Cerretelli

Pluripremiato al World Press Photo, fotografo, docente allo IED e direttore artistico della Plenum Gallery di Catania, Massimo Siragusa, fino al 23 luglio, espone alla Other Size Gallery di Milano una selezione di opere dal titolo Posti di lavoro. Anche se il percorso a prima vista appare breve, sono solo 12 le immagini esposte, il progetto visto da vicino offre una precisa e profonda ricognizione e identità visiva, operata con cura attingendo dall’archivio del fotografo con una scelta di opere scattate dal 2005 al 2017.

È una riflessione sul valore sociale dei luoghi di lavoro ma intesi come spazi di pensiero, di relazione, di creatività, di formazione, e non solo di produttività.

Dal Parco Leonardo di Roma del 2012 allo Stadio di S. Siro del 2011, dalla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze del 2010 ala Fiera di Rimini del 2007, l’esposizione Posti di lavoro scorre attraverso un’armonia di dittici.

Perché questa scelta?  

“Partendo dalla sorpresa visiva e dall’accostamento di luoghi diversi. L’idea mi sembrava interessante, in accordo con la galleria stessa. Era l’idea di unire luoghi così diversi anche geograficamente, al Nord e al Sud, diversi anche per tipologia di lavoro e per il prodotto, perché un conto è La Scala, un conto è la Fincantieri. Ognuno di questi ha specificità diverse così come contenuti sociali, economici e culturali. E questi accostamenti sono stati fatti sulla base della diversità dei luoghi ma anche sulla scia di alcune affinità invece più di carattere formale. Le foto hanno delle similitudini come il richiamo cromatico o quello delle forme e delle linee. Mi sembrava interessante giocare su questa ambiguità dell’accostamento”.

Sono foto realizzate in tempi diversi ma tutte hanno in comune l’assenza umana. Come mai?

“In genere, a meno che mi vengano chieste delle cose specifiche molto particolari, preferisco lavorare nell’assenza della presenza. Perché credo al valore simbolico del paesaggio e anche alla forza della narrazione del paesaggio.

Il paesaggio di per sé è un luogo, che sia un paesaggio urbano, antropizzato, industriale o se vogliamo anche agricolo, è un luogo dove si sviluppano delle relazioni e in questo caso le aziende e le persone che all’interno di queste aziende o di questo luogo vivono. È una relazione curiosa perché è una relazione in cui le persone che lavorano all’interno sono ovviamente condizionate dalla identità del paesaggio stesso. Ma se si osserva il luogo senza le persone è come una sorta di processo di straniamento. Per me questo aspetto, cioè l’aspetto della forza narrativa del posto, diventa ancora più importante nell’assenza delle persone perché l’osservatore si concentra sul luogo ed è un po’ lo stesso esercizio che faccio quando lavoro sulle città, in un certo senso.  

Se avessi inserito delle persone in quelle opere fotografiche, l’attenzione si sarebbe spostata, l’osservatore sarebbe partito dalla visione degli operai che facevano qualcosa e quindi il luogo sarebbe semplicemente diventato un contenitore per quell’azione, mentre così abbiamo la possibilità di capire la valenza del posto, la forza narrativa del luogo e per me l’assenza delle persone è in qualche modo fondamentale per questa tipologia di racconto”.

Come è continuata in questo periodo di pandemia la sperimentazione e la progettualità di Massimo Siragusa?
“Da quando è scoppiata la pandemia, sono quasi tornato a vivere in Sicilia ed è una sorta di idea che avevo da tempo, l’idea di riavvicinarmi alla mia città, a Catania e di ripartire da Catania invece di partire sempre da Roma. Quasi una doppia visione di vita.

E così ho fatto. Ho cominciato un percorso che mi ha portato per la prima volta, non mi era mai accaduto, a occuparmi di un paesaggio che non è più il paesaggio veramente antropizzato ma è il paesaggio naturale. Il centro non è più la città, il lavoro, il dinamismo o la dinamica che riguarda questa tipologia di territori ma invece per la prima volta e quasi naturalmente mi sono accostato all’idea della natura, della campagna, del mare, una dimensione che segue dei ritmi diversi e dei tempi di osservazione anche differenti rispetto a quelli della città. E questa ricerca mi sta interessando molto e tutto il lavoro personale che sto conducendo in questo ultimo anno, riguarda sempre degli aspetti in cui la natura ha una forza ed è sempre molto presente.

Raccontare il paesaggio naturale per me è un processo molto difficile perché mi sembra di non venirne a capo, è una relazione di profondità ed è molto complicata e anche qui permane un’assenza totale della presenza umana”.

Mariateresa Cerretelli


https://www.massimosiragusa.it

Mariateresa Cerretelli
Giornalista e Photo editor, scrive di fotografia, arte e costume per le testate del gruppo Class e collabora con diversi giornali tra i quali The Wall Street International Magazine, Artslife e Popdam Magazine. Si occupa del coordinamento della fotografia per gli Speciali di Bell’Italia, Cairo editore. Da molti anni è curatrice di mostre. Tra le più recenti Wilder mann di Charles Fréger a Lucca e Bianchi Sussurri di Caroline Gavazzi a Milano allo Spaziokappa32. Ha presentato alla Triennale Milano con AFIP, le lectio magistralis dedicate a Gabriele Croppi e Mario Cresci. Dal 2017 coordina gli incontri con i fotografi, dai grandi maestri ai giovani talenti, all’Accademia Filarmonica di Casale Monferrato. Collabora alla realizzazione di progetti editoriali, brochures, presentazioni, installazioni di fotografie e libri. Dal 2000 partecipa a Giurie di fotografia e a Letture Portfoli nei festival italiani. È Presidente del GRIN, il gruppo dei redattori iconografici nazionale.

Photo by Renato Grignaschi

Fotografia

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