Samaneh Atef
Fuori posto
Maroncelli 12 Milano
di Edoardo Pilutti
Anche quest’anno si è svolta la tradizionale iniziativa natalizia a cui hanno partecipato oltre una dozzina fra gallerie d’arte e di modernariato, e negozi di arredamento lussuoso in via Maroncelli, una via della vecchia Milano, che si distende tra il quartiere Isola e la Fondazione Feltrinelli a Porta Volta.
Tra tutte, è sembrata molto rilevante l’esposizione presente alla galleria Maroncelli 12, con una ventina di disegni e dipinti di una giovane artista iraniana, esule dal suo paese di origine.
Dopo una prima esposizione italiana a Torino, alla galleria Gli Acrobati, Samaneh Atef ha portato a Milano la mostra intitolata “Fuori posto“. L’artista iraniana (1989, Bandar Abbas, città con oltre mezzo milione di abitanti sulla costa meridionale della Repubblica Islamica dell’Iran) presenta una ventina di lavori, nei quali predomina un ripetersi ossessivo di segni grafici, sospesi tra il tragico e il favolistico; sono raffigurazioni che trasportano sulla carta o sulle tele vari aspetti esistenziali e drammi relazionali della donna musulmana, tragedie che consistono anche in gravi abusi che provocano ferite fisiche e traumi psichici.
Ferite e traumi che impediscono alle giovani donne iraniane e degli altri paesi fondamentalisti di giocare col desiderio, di desiderare di essere desiderate, come accade invece nel mondo culturale occidentale.
L’artista aveva studiato Software Engineering Technology in Iran e dopo la laurea aveva cercato di svolgere la sua professione lavorando in un primo tempo come ingegnere, ma con varie difficoltà, proprio per l’aperta ostilità della società e della sua famiglia.
Aveva iniziato a dipingere da autodidatta, trasformando la sua vita e le sue sofferenze in un potente linguaggio visivo, ispirandosi anche alla pittura di Frida Kahlo. La sua opera si concentra sul corpo delle donne, eliminandone però il potere della seduttività femminile.
Il corpo nudo rappresentato è quello trasformato da oscuri carnefici in un luogo di pena, ma che da terribile luogo di sofferenza potrebbe divenire qualcos’altro, addirittura un mezzo di riscatto e rivincita. La ripetizione di parti del corpo come gli occhi si riferisce agli amuleti Nazar come simboli di protezione e del raggiungimento della salvezza: nella cultura araba l’occhio blu costituito dal talismano divino ha il potere di scongiurare il predominio del controllo e della persecuzione del diavolo.
Dal punto di vista psicoanalitico la rappresentazione degli occhi sta ad indicare l’esistenza di una dinamica relazionale paranoica: paranoia inevitabile ed ovvia quando si viene arrestati ed incarcerati ingiustamente, solo per aver manifestato il proprio anelito alla libertà ed alla giustizia.
Anche l’arte di Atef ben presto viene considerata incompatibile con il regime dei mullah.
Ma è solo attraverso la vocazione pittorica che Atef riesce a esprimere sé stessa e la drammatica dinamica in cui è coinvolta la società iraniana, ed a trovare un equilibrio tra l’angoscia del presente e la ricerca della libertà che le è sempre stata negata dalla repressiva dittatura fondamentalista. Nel 2020 l’artista riesce a fuggire dall’Iran per raggiungere la Francia, dove vive tuttora in esilio a Lione.
L’originalità di Samaneh Atef sta nella tessitura di linee e tratteggi dove tutto è connesso, ogni cosa entra nell’altra in un tessuto in cui le falci della luna, le costellazioni, i fiori, gli uomini e gli animali trapassano gli uni negli altri. La sua è un’arte dedicata all’essere femmina. “Femmina come corpo che sanguina, ferita che espelle interiorità ob-scene, destino generativo imposto e tradito, chirurgie e amputazioni – scrive la storica dell’arte Bianca Tosatti nel catalogo in galleria – Ma anche femmina come soggetto collettivo, donna composta di un anonimo pullulare di donne, da corpi innumerevoli”.
Principali esposizioni
2023 – “Outsider Art under the Crescent Moon”, Open Art Museum, St. Gallen (Svizzera)
2023 – “Fuori posto”, personale, galleria Gli Acrobati, Torino
2022 – “Nöel Etrange”, Le jardin des formes galerie, Nantes, Francia
2020 – “Je suis une femme iranienne”, personale, Galerie Polysemie, Marsiglia, Francia
2016 – Naive and Marginal Art Museum, Jagodina, Serbia
2016 – Copenhagen Outsider Art Gallery, Danimarca
Il suo lavoro è stato pubblicato sulla rivista d’arte britannica Raw Vision #105.
Nel 2022 è stata invitata a Documenta 15, a Kassel, per il dibattito: “Artisti dissidenti in esilio”.
fotografie d’insieme: Edoardo Pilutti edoardo.pilutti@gmail.com
Samaneh Atef FUORI POSTO
Maroncelli12
via Maroncelli 12 – Milano
martedì – venerdì, ore 15-19.
dall’8 novembre 2023,
prorogata fino al 5 gennaio 2024
su appuntamento
tel. +39 335 8403484
antoniajacchia@gmail.com
Gallery
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