Ryan Heshka    

Springs to come

Antonio Colombo Arte Contemporanea

Milano

di Edoardo Pilutti

In questa quinta personale milanese del canadese Ryan Heshka, intitolata Springs to Come, sono esposti una trentina di opere tra oli su tela e tecniche miste su carta, di recente produzione.

Il titolo dell’esposizione allude ad una futura primavera, visibile non solo nei colori vivaci e luminosi, ma anche nelle ambientazioni paesaggistiche a metà tra un panorama post apocalittico e un giardino paradisiaco alieno.

Quanta ragione aveva Milan Kundera, quando nel suo romanzo L’ immortalità scriveva: “E’ stata una fortuna immensa che le guerre finora le abbiano fatte soltanto gli uomini. Se le avessero fatte le donne, sarebbero state così coerenti nella loro crudeltà, che oggi sul globo terrestre non rimarrebbe una sola persona.”

Infatti, in Springs to Come prende forma un mondo bizzarro e stravagante in cui appaiono strane variazioni genetiche, ibridi di un’umanità mutante, forse sopravvissuta ad una catastrofe nucleare o a ripetuti cataclismi climatici: su quel mondo si ergono dominanti longilinee donne androgine che incutono un senso di sottomissione se non di terrore.

Precisa ancora Ivan Quaroni: “Il mostro occupa un posto privilegiato nella fantasia dell’artista, poiché rappresenta la consuetudine di un universo capovolto, la normalità di una dimensione alternativa che può essere considerata come un’allegoria dell’inconscio collettivo nell’epoca del tramonto della civiltà e, insieme, l’anticipazione di un futuro dominato dall’alterità e dalla difformità con tutto ciò che ci è familiare.

Il curatore Quaroni sottolinea come la pittura di Heshka, sia pur con umoristica leggerezza, sviluppi l’idea angosciante di un mondo privo di esseri umani, in seguito all’estinzione dell’homo sapiens, ultimo di una serie di ominidi già estinti.

In questo, sottolinea ancora il curatore, l’artista si avvicina da un lato alle recenti teorie dei filosofi contemporanei del Realismo Speculativo, i quali abbandonano la prospettiva antropocentrica per cogliere l’essenza del reale; dall’altro si avvicina all’Ecologia Oscura di Timothy Morton.

Tuttavia, prevale su tutto ciò “… la visione di un’inarrestabile proliferazione di forme di vita, una gioiosa e primaverile disseminazione di organismi antropomorfi, che ci rassicurano sul fatto che nessuna fine del mondo sarà mai definitiva.

Ryan Heshka (Manitoba, Canada, 1970) vive e lavora a Vancouver. Ha studiato architettura e si è laureato in Progettazione d’Interni, lavorando per molti anni in questo settore, prima di dedicarsi completamente alla pittura e all’illustrazione.

Da adolescente, oltre a disegnare, il giovane Ryan si appassionava nel costruire modelli di piccole città, che filmava in Super 8, per creare un mondo nuovo derivato dalle sue fantasie.                                                             

I suoi lavori sono stati pubblicati nei più importanti annuali di illustrazione, oltre che sulle pagine di molte riviste, fra cui Vanity Fair, Wall Street Journal, The New York Times, Playboy, Esquire, e su alcuni libri dedicati al movimento del Pop Surrealism.

Nel 2017 l’editore Cernunnos ha pubblicato la sua prima monografia intitolata “Fatales. The art of Ryan Heshka”. L’artista ha inoltre pubblicato un romanzo illustrato e alcuni fumetti.

fotografie di Edoardo Pilutti  edoardo.pilutti@gmail.com

Gallerie Pittura

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