OLTRE LA MATERIA
La Spiritualità nell’Arte
Esposta al Monastero di Cairate
Wally Bonafè
Amalia Caracciolo
Katalyn Kollar
a cura di Octavio Fiorenza
“Oltre la materia”, una mostra sulla spiritualità intesa non necessariamente legata alla religione ma al comportamento interiore dell’animo umano, che fa propri i valori etici e morali come la giustizia, il rispetto, l’onestà, l’amicizia ed altro. Una riflessione sull’importanza di vivere secondo ideali e principi che portano verso buoni sentimenti.
La Spiritualità nell’Arte
Ritengo che la spiritualità sia un attributo intrinseco dell’arte e credo siano legati fin dagli albori della espressività umana. Nella genetica culturale e nelle tradizioni che tutti noi possediamo, il soggetto e la sua finalità rappresentata furono sempre il legame fra l’essere umano e la divinità, nel culto e nel rapporto spirituale fra essi.
Le opere artistiche potevano essere sia iconografiche, sia scelte personali dell’artista o volontà della committenza o ricerche razionali di rappresentazione oppure la risposta concreta di qualche indulgenza o ex voto, o ancora semplicemente il risultato metodologico di un processo controriformista ma in ogni opera la divinità e il divino erano al centro della visione artistica.
In quasi tutto il mondo occidentale, nella prima metà dell’ottocento avvennero diversi cambiamenti economici, intellettuali e sociali che modificarono il modo di esprimere le opere d’arte. I grandi cambiamenti causati dall’illuminismo, la rivoluzione industriale e la rivoluzione francese comportarono una nuova sensibilità artistica ampliando l’esperienza della spiritualità umana nell’arte. La raffigurazione della Divinità come la rappresentazione Iconografica della meditazione o dell’estasi non saranno l’unica soluzione che indugia alla sensibilità dello Spirito.
L’espressione naturalistica dello sguardo piangente di un bambino della strada, di un gruppo d’individui che mangiano solo patate dopo una lunga giornata di lavoro in campagna, l’ambiente intimista e umile di una fanciulla che osserva il ritratto del suo amato, inducono l’artista piuttosto che all’osservatore a riflettere sull’esistenza umana e del suo ruolo in relazione con il Divino.
D’altra parte, gli avanzi tecnologici con l’apparizione della Fotografia e più tardi il cinema, la riproducibilità tecnica, scaturiranno in un nuovo modo espressivo di descrivere la realtà e l’anima dell’individuo.
Il movimento moderno, rappresentato soprattutto dalle Avanguardie artistiche agli arbori del novecento, tra questi l’astrattismo che apre ancora una volta un nuovo percorso, si addice ad un linguaggio lirico e spirituale.
L’arrivare all’assenza totale della forma propone sicuramente infiniti modi interpretativi da parte dell’osservatore, guidato esclusivamente dalla poetica visuale e letterale dell’artista, ma, a sua volta si innesta una ricca dialettica tra l’autore e il suo interprete che possiamo definire come una mera esperienza estetica, carica di sentimenti e sensazioni che non solo un lessico è in grado di descrivere. Uno spazio di tempo in cui non solo la ragione esercita il suo verdetto.
È allora l’artista diventa capace di spogliarsi della figurazione per esprimere i suoi puri e intimi sentimenti attraverso una comunicazione altamente trasparente e spirituale.
Pittrici: Wally Bonafè, Amalia Caracciolo, Katalin Kollar
Poeta; Onorato Arisi
Critico: Octavio Fiorenza, Architetto, Designer, Professore
Gallery Wally Bonafè
WALLY BONAFE’. Il complesso mondo dell’arte astratta porta l’artista alla sperimentazione di nuove tecniche compositive. Abbandona per la maggior parte di questo processo i legami con l’Espressionismo Astratto. Si avvale di nuovi materiali ed ogni risorsa a sua disposizione, anzi le decontestualizza riproponendoli in nuovi percorsi alternativi. Trasversalmente alle correnti del passato, la pittrice tende a riproporre una motivazione estranea a quelle preesistenti. Il pensiero dell’innovazione costituirà il moto di spinta. Non è concentrata esclusivamente nella funzione espressiva dell’opera se non nel compromesso sociale che da essa deriva. Si nota un profondo equilibrio fra dialettica, opera pittorica, lirica e compromesso sociale. Ogni opera esprime un’innovazione nel campo dell’esperienza estetica.
Gallery Amalia Caracciolo
AMALIA CARACCIOLO. Ogni movimento viene controllato e raffinato, come se tutti gli elementi coesistessero in quello spazio prima ancora dell’esercizio della pittura. Tutto si appronta al chiaro scuro e con destrezza il procedimento dell’illuminazione si evidenzia con maestria. La stratificazione rende i componenti sottostanti ad una valorizzazione più bassa, dipendente dalle sinuose colorazioni posteriori, impregnate di chiarezza tonale e dinamismo. In questo modo, l’artista organizza l’equilibrio dell’opera, permettendo all’osservatore una lettura per lo più immediata e funzionale.
Gallery Katalyn Kollar
KATALYN KOLLAR. Le nuove tendenze dell’arte pittorica prevedono ambiziosamente di raggiungere altre soglie quasi immateriali, assai diverse da quelle a cui siamo abituati vedere. Da una parte troviamo rinnovata la necessità del piacere estetico, condizione umana necessaria nel rapporto che si istaura tra opera ed osservatore. Dall’altra il dialogo intellettuale tra l’artista e l’investigatore. D’altro canto la pittura ha bisogno di trasmettere profonde sensazioni che, come in questo caso, sorpassano anche il fattore dell’esperienza estetica, tra sublime e drammatico, prescindendo dalla figurazione stessa.
Octavio Fiorenza
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Una bella mostra piena di significato.
Una mostra importante per l’argomento trattato, resa più ricca dal luogo pieno di storia e di fascino che l’ha ospitata.